Il presidio
Addio a Franco Creatini, il maggiordomo di Bolgheri
Cantore e poeta, fu domestico per i della Gherardesca, gli Incisa e gli Antinori Avrebbe compiuto 91 anni fra due mesi. I funerali oggi alle 15,30
Con lui se ne va gran parte della storia di Bolgheri. Chi l’ha conosciuto bene l’ha amato. Uomo schietto, sincero, ma soprattutto un gran signore. Lui lo era nell’animo. aveva festeggiato 90 anni lo scorso ottobre, in mezzo alla gente del paese e ai nobili, la sua grande famiglia, dove era stato accolto sin da piccolo per poi diventare il maggiordomo di riferimento dei della Gherardesca, Incisa e Antinori.
C’erano tutti al suo compleanno. Poeta e cantore di ottava rima, Franco era un simbolo a Bolgheri. Un uomo di altri tempi, innamorato della vita e della sua terra. Assieme al fratello Roberto ha rappresentato una delle famiglie più storiche insidiatesi nel borgo. Franco se ne è andato velocemente, dopo essere stato colpito da una brutta ischemia. Ma di lui il ricordo resterà vivo, perché era una brava persona, un uomo d’altri tempi. Un’eleganza innata, e il baciamano con le donne, una pratica che soleva sempre usare. E che lo rendeva unico. Gioioso, lo trovavi spesso alla porta di Bolgheri, ancora curioso di sapere e di conoscere. Ti salutava in italiano e in francese, ammiccando con gentilezza e savoir faire. Tra i pochi custodi delle memorie delle casate nobili del territorio, la sua casa era piena di foto che lui amava guardare e raccontare. Dagli inizi fino ad oggi. Conosciuto da tutti come il maggiordomo dei conti e dei marchesi, non amava molto questo titolo. «Il conte Ugolino mi conferì questo titolo – aveva confessato in un’ultima intervista al Tirreno – ma a me non è mai piaciuto tanto. Io mi definisco un domestico, lo sono stato tutta la vita. Il marchese Niccolò, il padre di Piero Antinori mi chiamava “famiglio”, per la precisione. Perché ero uno di loro».
L’ultima apparizione pubblica era stata all’inaugurazione, della chiesa restaurata, dove aveva cantato gli stornelli. «Negli ultimi tempi – racconta il fratello Roberto – perdeva la memoria, allora mi sono insospettito. Anche gli stornelli non se li ricordava, dovevo suggerirli. È stato parte di me e lo sarà per sempre». Dalla sua casetta, nella decantata piazza Bionda Maria, spesso cantava anche ai turisti. Perché lui era un poeta e soprattutto un cantore. Il suo sogno era arrivare a 100 anni ma purtroppo non ce l’ha fatta. Al suo novantesimo aveva espresso questo sogno, dopo aver cantato: «Ho pensato di concludere la serata così, intonando questi versi: Son felice e son contento vi aspetto tutti quando ne compirò 100!»
«È stato uno dei personaggi insieme a pochi altri, come Luciano Bezzini – ha commentato il conte Gaddo della Gherardesca – che custodiva con intelligenza la memoria storica di questo luogo. Un luogo importante che nel passato ha sommato “visite” e storie importanti. Lui ha sempre servito i della Gherardesca di Bolgheri ma era uno di noi, un uomo che aveva visitato il mondo pur non essendosi mai mosso da Bolgheri. Un uomo con una visione totale, internazionale. Per me la sua perdita rappresenta un gran dolore, era come uno zio. Quando lo chiamavo, dopo la pensione, per dare una mano ai pranzi e alle cene mi diceva: sono contento, perché mi sono rimesso l’uccellaccio (la divisa, la giacca bianca coi bottoni dorati col nostro stemma). Era fiero di indossare la nostra divisa».
I funerali si terranno oggi alle 15,30 nell’amata chiesa di Bolgheri. —
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