Il Tirreno

Richard Gere a Pomaia: "Le vite dei migranti non sono numeri"

Andrea Rocchi
Richard Gere a Pomaia: "Le vite dei migranti non sono numeri"

La star americana visita a sorpresa l'istituto buddista di Pomaia a cui è legato da 25 anni. Con lui anche il figlio

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POMAIA (PISA). La prima volta fu nel 1995. Racconta chi c’era che da alcuni giorni girava indisturbato sulle colline tra Castellina e Santa Luce. Tanto che una mattina si fermò al bar-ristorante Papacqua, sulla strada per Chianni, in tuta da ginnastica e solo casualmente si scoprì chi era, dopo che lasciò un autografo sul tovagliolo della tavola imbandita.

Domenica scorsa Richard Gere, che in questi 24 anni non ha mai rescisso il legame con l’istituto di Pomaia, è tornato a salutare gli amici del Lama Tzong Khapa, il più grande centro buddista d’Europa dove si trasmette il buddismo della tradizione Mahayan. Lo ha fatto col figlio 19enne Homer, ritagliandosi il tempo di una mattinata e di un pranzo veloce, durante la sua vacanza con la famiglia in Toscana.
Grande sostenitore del Dalai Lama, l’attore americano quasi settantenne - che ha scoperto il buddismo a 20anni avvicinandosi alla filosofia e alla pratica Zen - ha supportato diverse campagne a favore dell’indipendenza del Tibet (è confortatore della Tibet House e presidente dell’International Campaign for Tibet). Sensibile ai temi sociali è stato anche l’autore del documentario “Gli invisibili” nel quale si è finto un senzatetto per raccontare le storie degli ultimi e le loro esistenze ai margini.

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Prima di visitare il Centro e portare i suoi saluti a chi stava partecipando alle attività, Richard Gere ha pranzato con Ghesce Tenzin Tenphel, maestro residente dell’istituto, Paola Maugeri, giornalista, cantante e conduttrice televisiva in istituto per un ritiro spirituale, e con il direttore Michele Cernuto.

Gere, che è un attivista da sempre e che ha prestato la sua notorietà all’impegno sociale, ha avuto modo di parlare anche della sua ultima esperienza con l’organizzazione non governativa Open Arms, quando nei giorni scorsi è salito a bordo della nave Ocean Viking, insieme a chef Rubio (Gabriele Rubini) e Fabrizio Pallotti traduttore dell’Istituto Lama Tzong Khapa, ferma da giorni al largo di Lampedusa con a bordo i migranti salvati nelle ultime settimane – e a cui ha portato solidarietà e viveri. «Pagati di tasca sua», tengono a sottolineare dal Lama Tzong Khapa, quasi a smorzare l’eco delle polemiche di questi giorni e lo scontro col ministro degli Interni Salvini che ha invitato l’attore a portare a Hollywood i migranti. Senza scendere sul terreno dello “scontro”, sui migranti incontrati, Gere ha raccontato: «sono rifugiati che hanno bisogno di aiuto. Hanno tutti toccato il mio cuore in tantissimi modi. Centoventuno persone… credo di aver parlato con quasi tutti. Hanno storie incredibili, vengono da un inferno vero e proprio, soprattutto quelle che arrivano dalla Libia. Tutte le donne sono state stuprate, non una volta ma ripetutamente – ha detto - La Libia è sotto il controllo di vari gruppi di milizie, per cui quando devono passare da una zona all’altra vengono violentate, gli uomini vengono torturati e messi in prigione».

«Noi dell’Istituto - hanno detto dal Lama Tzong Khapa - vogliamo ringraziare Richard Gere per il suo grande esempio di compassione e gentilezza, di una persona che ha interiorizzato la pratica delle scritture e che non dimentica e ci ricorda che “le vite che salviamo nel Mediterraneo non sono numeri, ma persone con una storia e una voce”».

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