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"Pentole d'oro", assolti ex sindaco e tre assessori
Il caso dell'acquisto da parte del Comune degli arredi dell'ex ristorante, la Corte dei Conti chiude la vicenda
ROSIGNANO. Si chiude il coperchio (e scusateci il gioco di parole) sulla annosa vicenda balzata agli onori delle cronache come il caso delle “pentole d’oro” che investì la giunta Nenci nel 2009. Sipario con l’assoluzione, in appello, dello stesso ex sindaco Alessandro Nenci e di tre assessori - il vice sindaco Luca Arzilli, Giuseppe Basolu e Franco Falagiani - dall’accusa di aver arrecato un danno erariale dando il via libera all’acquisto, da parte del Comune di Rosignano, di arredi e pentole del ristorante La Capannina di Castiglioncello, immobile che fino al 2013 è stato di proprietà comunale. Acquisto che sarebbe stato in sostanza “gonfiato” con una perizia dei beni ritenuta troppo alta (45.000 euro). Una sentenza, quella della seconda sezione giurisdizionale della Corte dei Conti che, di fatto, ribalta il pronunciamento di primo grado del 9 marzo 2016 quando furono condannati, con Nenci, i tre assessori e l’economo comunale Plinio Torri. Assolti, invece, gli assessori Alessandro Franchi, Dunia Del Seppia e Michele Bianchi perché il 17 marzo 2009 non presero parte alla seduta di giunta con la quale – secondo la procura contabile – si concordava con la perizia e si dava mandato al dirigente di procedere all’acquisto della batteria di pentole e degli arredi. Secondo gli assessori imputati, viceversa, quella giunta si limitò a prendere atto della perizia senza entrare nel merito.
Un caso che fece parlare molto e surriscaldò la temperatura del dibattito politico nell’aula consiliare, e non solo. Condito di interpellanze (come quella presentà da Rds), sopralluoghi all’ex ristorante, indagini dei carabinieri e della finanza perché alla fine. Perché alla fine il prezzo di vendita arrivò a 54.000 euro.
Oggi in appello la Corte dei Conti assolve l’ex sindaco e i tre assessori, che a gennaio del 2017 avevano presentato appello contro la sentenza di primo grado (a differenza di Torri che aveva saldato la quota parte), con la motivazione che le “chiare anomalie” della perizia del Torri contestate in primo grado e delle quali la giunta avrebbe dovuto accorgersi, sono emerse successivamente ad una perizia ordinata dal Tribunale di Livorno nel procedimento penale contro Nenci e Torri. Procedimento per abuso d’ufficio dal quale entrambi sono usciti. Nenci in fase d’indagine, Torri dopo il giudizio. Inoltre la Corte dei Conti sottolinea come il “macroscopico errore di calcolo” di Torri, era di fatto sfuggito anche al dirigente del settore.
Ieri Arzilli, Basolu e Falagiani hanno ribadito la loro soddisfazione per un verdetto “che riporta giustizia su questa vicenda durata 10 anni” e che di fatto conferma – secondo gli ex assessori – quanto da sempre loro sostenuto. E cioè che la giunta prese atto della perizia, dando dunque un parere politico-amministrativo sulla decisione di acquistare le pentole e gli arredi. Tanto più – si sottolinea – che in un primo momento l’ex ristorante doveva essere dato in affitto. Solo dopo, con la nuova giunta, si decise la vendita (2019) poi concretizzata nel 2013.
In primo grado, invece, Nenci, Arzilli, Basolu e Falagiani erano stati condannati a pagare il 10% pro capite del danno (4.100 euro ciascuno), mentre il 60% era stato ripartito fra l’economo Torri e il dirigente del settore, nel frattempo deceduto, Gianfranco Pianigiani. Un danno valutato dalla magistratura contabile in 28.700 euro. Oggi, in parte, cancellato con il pronunciamento di assoluzione. —
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