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«Dopo l’accordo economico serve il lavoro»
Dopo la chiusura della Fondazione Geiger, appello della Cgil: «Cerchiamo aiuti da privati ed enti pubblici»
CECINA. «Sì, è vero abbiamo raggiunto un accordo, anche per la parte economica con la Fondazione Hermann Geiger. Un accordo per quanto riguarda gli otto lavoratori. Ma, al momento lo consideriamo solo parziale». Queste le parole del sindacalista della Cgil, e segretario provinciale delle funzioni locali Mauro Scalabrini che segue la vicenda degli addetti che hanno lavorato per la famiglia Geiger a eventi di portata internazionale e che a fine anno si ritroveranno senza lavoro per la chiusura della Fondazione.
Sibylle Geiger, dalla Svizzera, aveva dichiarato a Il Tirreno di sentirsi più sollevata per il raggiungimento di un accordo per i lavoratori, alcuni impiegati già dall’inizio delle attività volute dall’artista e da suo marito Rocco Piermattei e che sono andate avanti per dieci anni fa.
Ma il sindacato spiega che «il percorso ancora non è completo» e che i contatti «saranno ripresi a settembre quando la proprietaria verrà in Italia e a Cecina». Un momento in cui i coniugi italo-svizzeri saluteranno la città e i loro collaboratori che hanno lavorato a 43 mostre nel periodo di attività della Fondazione.
«Siamo di fronte a professionalità con grandi competenze che hanno gestito eventi a livello internazionale e che non vanno disperse - spiega il sindacalista - grazie al loro lavoro le iniziative della Fondazione hanno avuto un impatto consistente sulla città. E per questo non vanno assolutamente perdute».
Ecco la sostanza del lavoro che porterà avanti la Cgil per gli otto lavoratori che, comunque, fino alla fine dell’anno continueranno a essere impiegati (e quindi pagati) dalla Fondazione dei coniugi Piermattei .
«Invito tutti a visitare la mostra ora in corso a Cecina, nel palazzo della Fondazione, in piazza Guerrazzi - va avanti Scalabrini - per rendersi conto della qualità di queste iniziative». Una mostra dedicata al nudo nell’arte.
In sostanza il sindacato fa un appello alle istituzioni pubbliche e private in modo che questi profili abbiano la possibilità di trovare una nuova collocazione. Un invito/appello che probabilmente non deve essere ascoltato tanto a livello locale (il Comune probabilmente non avrebbe la forza economica di assorbire questa realtà professionale) quanto a livello toscano o nazionale. —
Lucia Aterini
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