Il Tirreno

Il Comune vuole allontanare gli abusivi ma le Spiagge bianche restano un suq

Stefano Taglione
Il "suq" alle Spiagge bianche (foto Michele Falorni/Silvi)
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Il "suq" alle Spiagge bianche (foto Michele Falorni/Silvi)

Rosignano, sono una ventina i venditori che battono l’arenile di fronte alla Solvay. Un bagnino: «Sono brave persone e non danno noia»

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ROSIGNANO. Jan e Agnieszka sono appena arrivati in auto dalla Polonia. Trascorreranno due settimane in Toscana, quasi una seconda casa per loro. Oggi hanno deciso di sperimentare le Spiagge bianche, dove prima d’ora non erano mai stati. «Siamo senza ombrellone, quanto costa?». Venti euro. Il prezzo è leggermente alto. Scatta la trattativa. Poi l’acquisto, pena il ritorno a casa rossi come due peperoni.

È un suq a cielo aperto quello che accoglie i turisti nel “mare caraibico” di Vada, l’acqua celeste e trasparente proprio davanti allo stabilimento della Solvay. Un mercato ambulante (e per lo più abusivo) che il Comune vorrebbe debellare, ma che per ora sta ancora al suo posto. Anche perché in pochi se ne lamentano con insistenza. «Rispetto all’anno scorso i venditori sono un po’ meno – spiega un dei dipendenti della cooperativa che gestisce il bar sulla spiaggia, Mirko Ferri – ma sono tutte persone brave ed educate. La legge dice che non possono vendere irregolarmente? Lo so. Il problema è solo questo, perché non danno noia a nessuno».

Ahmed ha appena steso un telo sulla sabbia. È uno di quelli bianchi, presi da qualche ospedale. È della cooperativa Manutencoop. Chissà dove l’ha rimediata. Sopra ci sta mettendo racchettoni, gonfiabili, maschere e occhialini subacquei. Accanto c’è un trespolo con degli occhiali di dubbia qualità. «Cosa vendiamo di più? Oggi poco. Il sabato e la domenica va meglio. Soprattutto gli ombrelloni perché il sole picchia forte...», dice il venditore africano. Sa di non essere in regola, come quasi la totalità dei suoi amici o colleghi. In molti stanno quasi dormendo, sono stanchi e riposano sotto un piccolo ombrellone. Mentre non hanno da far nulla parlano via Skype o Whatsapp con le famiglie in Africa, a cui ogni mese inviano i loro pochi risparmi messi da parte in Italia.

C’è di tutto continuando nel suq di fronte al mare. Un giovanissimo senegalese entra in spiaggia con un carrellino dei gelati. Forse è l’unico che si occupa di cibo. Una donna, invece, pubblicizza acconciature per capelli e treccine. Pure le extension. Ma forse è presto per lavorare, visto che sta dormendo su un asciugamano. Gli asciugamani vanno per la maggiore sulle Spiagge bianche. Gli ambulanti ne hanno di tutti i colori, in mostra o chiusi nei sacchetti della spazzatura. Improbabile che ogni sera se li porti tutti a casa: forse di notte li nascondono nella vegetazione.

Un altro ragazzo, sempre di colore, va in giro con un ombrellone al quale ha attaccato diversi vestiti. Saranno una cinquantina. Sono “made in China” e di bassissima qualità. Una canottiera costa cinque euro. Un abito femminile idem. Poi, per terra, lungo la spiaggia c’è chi vende le catenine e i giochi per i bimbi. «A volte sono insistenti», dice una bagnante. «No, non danno noia a nessuno», dice un ragazzo intento a prendere la tintarella. Mentre uno di loro passa, si avvicina e un primo rifiuto lascia perdere e va via.

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