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Vuota e dimenticata, c'era una volta la stazione
Castiglioncello: accesso solo dal retro, persiane e infissi rotti, mattoni anneriti dallo smog
CASTIGLIONCELLO. Chiusi i portoni di accesso della stazione di Castiglioncello. Ai viaggiatori che attendono il treno è concesso sedersi solo sulle panchine nella piccola sala d’aspetto alla quale si accede sul retro. Nessun cartello informativo che indichi questa possibilità ai viaggiatori. Niente biglietteria, com’è noto. Chi ha necessità può utilizzare la macchinetta automatica oppure andare alla vicina tabaccheria. Un edificio che, anche all’esterno, avrebbe bisogno di pulizia e manutenzione.
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Ieri alle 15,30 solo un leggero vento di scirocco animava la stazione ed i suoi giardini. A differenza dei mesi scorsi, i locali della sala di aspetto si mostravano puliti. Così come i bagni pubblici a servizio dei viaggiatori. Non è stato sempre così. La solitudine che avvolge l’immobile inaugurato il 3 luglio del 1910 e posizionato proprio davanti ad uno degli ingressi che portano alla pineta Marradi, si spezza solo nei giorni festivi d’estate quando i giovani, nel tardo pomeriggio, attendono il treno per far ritorno alle località dell’entroterra toscano. Da quando l’amministrazione comunale ha deciso di trasferire l’Ufficio Turistico all’interno del centralissimo immobile di via Fucini (di proprietà del Comune di Rosignano) anche le sale interne della stazione sono poco utilizzate. Era il 2002 quando il Comune di Rosignano ottenne dalle Ferrovie, in comodato d’uso, il piano terra della Stazione. Dopo un restauro, i locali furono aperti per ospitare la Pro Loco Amici di Castiglioncello e soprattutto l’Ufficio di Informazione Turistica. Poi, lo scorso anno, la decisione di trasferire l’ufficio turistico in via Fucini; un trasferimento reso necessario, secondo il Comune, perché i locali della Stazione sono ancora di proprietà delle Ferrovie e tra le clausole del comodato d’uso, tra Ferrovie e Comune, c’è quella di non poter svolgere all’interno di quei locali attività di tipo commerciale.
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Oggi i locali della Stazione, sono a disposizione di alcune associazioni del territorio. Sono lontani i fasti in cui il re Vittorio Emanuele fece sosta, sembra involontaria, alla stazione di Castiglioncello proprio il giorno della sua inaugurazione. Un immobile dallo stile tradizionale perché si richiama a quello del castello Pasquini realizzato dal barone Fausto Patrone che cedette i terreni per realizzare la ferrovia. Un edificio che, almeno per quanto riguarda l’esterno, avrebbe necessità di interventi di pulizia e manutenzione; a partire dai mattoncini che rivestono i muri un tempo rossi, oggi diventati neri. Così come le cornici che dovevano abbellire le finestre e gli smerli attorno al tetto e ala torretta. Alcune delle persiane in legno, al piano superiore, stanno perdendo le stecche lasciando spazi vuoti desolanti. Non va meglio neppure il sottopassaggio ferroviario, quello che porta a via Abbati e al parco del Castello Pasquini. Scritte sulle mura, un giaciglio fatto di cartoni ma soprattutto un infiltrazione di acqua che gocciola incessantemente dal soffitto. Eppure la stazione di Castiglioncello mantiene il suo fascino; basta puntare gli occhi a terra ed andare oltre ai marciapiedi un po’ sconnessi per vedere ed apprezzare gli artigiani di un tempo. Quelli che con pochi sassi, di colori diversi, riuscivano a ricamare, proprio sui marciapiedi, iniziali (in questo casi la sigla FS), fiori o disegni geometrici. Reperti di un secolo fa, come la scritta nera su un rettangolo bianco che porta il nome di Castiglioncello. O il vecchio dispositivo, ormai arrugginito, accanto al casottino che anni fa ospitava il capo stazione con la scritta “arrivi” e “partenze”. O come, infine, quei cespugli di rose che ancora oggi adornano i giardinetti, e che necessitano di cura. —
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