Il Tirreno

Mamma senza paura, la Sacra Rota e Totò

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Credo che nel riesumare, dalla storia della Val di Cecina, tanti personaggi, non possa mancare il ricordo per me bellissimo, unico e luminoso come può esserlo solo quello di una madre, della propria madre, e nel suo caso un vero personaggio. Quando mi hai lasciato eri davvero piccola, piccola te che per la tua generazione tanto piccola non eri affatto. Così ti aveva ridotta la paralisi ischemica e la vecchiaia. I tuoi 95 anni. Piccola, piccola che addirittura sparivi in quel lettino con le sponde che inutilmente imprigionavano il tuo corpo e la tua grande gioia di vivere ormai sopita, la tua voglia di essere sempre utile, forte, generosa. E nella tua semplicità, grande in tutto. Come grande dovevi a tutti i costi essere per arrivare all’acquaio, facendoti aiutare da un panchettino, quando ancora bambina, perché orfana e di appena 8 anni, fosti cacciata dalla casa paterna da una matrigna crudele e da un padre che è eufemistico definirlo assente. Rimasta sola di fronte a un mondo altrettanto crudele. E sola ad affrontare una vita dura, senza sconti che ti ha forgiato come l’acciaio. Sfrontata, talvolta incosciente, quasi eroica, istintiva focosa, ed al tempo stesso sempre capace di essere dolcissima, geniale. Come geniale era la tua predisposizione per la musica. (...) Come geniale era, poi, la tua predisposizione per la cucina facendo la cuoca in casate di nobili fiorentini. Riuscivi anche qui a realizzare opere d’arte. Tanto che una volta il principe De Curtis (in arte Totò) chiedeva al marchese Ginori chi avesse come capocuoco. Le veniva risposto laconicamente e con un sorriso: una sedicenne. Sì, sedicenne eri già un ciclone di vitalità e in via Ginori eri già conosciutissima. Le macellerie ti riservavano i tagli migliori, come le pasticcerie di Sieni e di Doney ti insegnavano tutti i trucchi del mestiere. E come si poteva dire di no a quei sorrisi, alla tua voce che era un inno alla vita, all’ottimismo. Soprattutto come potevano dire di no di fronte alla tua bellezza. Una bellezza che giovanissima, ti ha presentato il conto però: un matrimonio farsa, a soli 13 anni combinato da altri con una persona molto più vecchia di te, che certo non amavi. Un matrimonio annullato dalla “Sacra Rota” dopo una lotta infinita. A 16 anni tutta questa forza della natura l’hai fatta naufragare nel verde degli occhi di un bel ragazzo di 22 anni venuto da Firenze a fare il fattore a Querceto. I tuo Ferruccino! E poi la guerra: lui è partito per l’Albania, il Montenegro, il Kosovo, la Grecia, e lì è rimasto per 5 anni fino a ridursi a poco più di 40 chili. Una scheggia di granata nel polmone e dopo l’8 Settembre partigiano contro i tedeschi. Sfuggito miracolosamente alla morte. Nel frattempo, te, affamata di sue notizie, inforcavi una bicicletta e via a rotta di collo, a traino di un camion a carbonella, raggiungevi la California (Bibbona) dove arrivava la corrispondenza “fermo posta”. E queste peripezie l’hai continuate anche dopo gli ottant’anni con un Garelli sgangherato per il cammino inverso: Cecina – Querceto. Il tuo Ferruccino non poteva rimanere al cimitero senza fiori freschi. (...) La guerra, anche te, cara mammina, l’hai guardata davvero in faccia. Non hai avuto paura di sfidare i fascisti. Le Ss, per difendere tuo fratello. (...) E concludo: sono nato io, il figlio dell’amore. Di un vero amore. Di fronte al “lugubre tribunale della Sacra Rota” (un tribunale di preti dicevi) con me in collo coronavi il lunghissimo sogno d’amore con il tuo Ferruccino. Talvolta guardandomi mi dicevi “quanto sei bello Stefanino, ma niente a che vedere con il tuo babbo, lui era bello davvero, e tutte le donne si innamoravano di lui”. Ma con te gelosissima e guardinga non era facile spuntarla. Altro che piccola, sei stata grande davvero! E del tuo sorriso, della tua voce argentina avverto ancora la presenza calda e rassicurante, che mi scende addosso, direttamente dal Paradiso. —

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