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Morì per un attacco d’asma in ospedale, condannati a 6 mesi medico e infermiere
Cecina. Irene Anelli aveva 34 anni e due figli piccoli. I genitori e la sorella in lacrime dopo la sentenza: «Si poteva salvare»
CECINA. Quando il giudice Teresa Pasquali, dopo poco più di mezz’ora di camera di consiglio, legge la sentenza, Massimo, Luciana e Susanna Anelli scoppiano a piangere. Si stringono forte, si abbracciano ma mantengono un doloroso contegno pur pensando in cuor loro che Irene, quella notte maledetta del 16 marzo 2012, si poteva salvare.
Sono passati sette lunghissimi anni e l'11 aprile, in primo grado, si è scritta una verità giudiziale su una vicenda che destò grande commozione nella comunità cecinese ed a Guardistallo, dove viveva la giovane madre. Una sentenza che arriva al termine di un lungo e complesso processo che ha visto imputati un medico ed un’infermiera dell’ospedale di Cecina e sfilare in aula numerosi teste e consulenti delle parti. Il dottor Enrico Giusti – difeso dall’avvocato Paolo Bassano – e l’addetta al triage Alessia Valenti, assistita dall’avvocata Maria Concetta Gugliotta – sono stati condannati a 6 mesi (pena sospesa) per omicidio colposo ed al pagamento – in solido con l’Asl – delle provvisionali in attesa della celebrazione del rito civile per il risarcimento del danno. “E’ finita, dopo 7 anni di dolori, adesso è finita”, hanno detto con la voce ancora rotta dalla commozione Massimo Anelli, ex farmacista a Guardistallo e Luciana Melosi, i genitori di Irene, scomparsa a soli 34 anni, lasciando un compagno e due figli piccoli.
E’ finita con la consapevolezza – nei genitori e nella sorella – che qualcosa poteva essere fatto. Che se si fosse intervenuti tempestivamente con le terapie di ossigeno Irene poteva essere salvata. Invece tutto è andato drammaticamente in un altro modo. Secondo quanto sostenuto dall’accusa, Irene fu lasciata sola in un lettino al pronto soccorso per circa tre quarti d’ora mentre le sue condizioni si aggravavano progressivamente. Arrivò la notte del 16 marzo 2012 alle 23,50 e le fu assegnato un codice verde (elemento, questo, che è stato oggetto di scontro fra difesa ed accusa).
Poi il codice fu trasformato in rosso, ma ormai era troppo tardi. Le terapie d’urgenza praticate non ebbero efficacia. Giusti e Valenti sono stati accusati di un comportamento negligente: Giusti di non aver preso in carico come avrebbe dovuto la paziente, la collega di aver attribuito un codice sbagliato per il soccorso di Irene. La difesa dei due imputati ha sempre sostento che i protocolli medici e assistenziali siano stati rispettati e tutte le terapie necessarie correttamente disposte. L’accusa ed il legale della famiglia – l’avvocato Edoardo Anelli del Foro di Pisa -, invece, hanno contestato la sottovalutazione del caso che si è verificata, quella notte, al pronto soccorso.
Le consulenze specialistiche ed in particolare quella dei periti del Tribunale deve essere stata determinante per indirizzare il giudice verso un verdetto di colpevolezza. La seduta di ieri si era aperta con la correzione di un verbale, stilato all’ultima seduta del primo marzo scorso, accettata dai legali degli imputati, della parte offesa e delle parti civili. Dopo la celebrazione di una direttissima la dottoressa Pasquali ha ripreso il processo chiedendo, intorno alle 10, di ritirarsi per la camera di consiglio. Alle 10,40 è rientrata in aula per leggere la sentenza. Con l’epilogo della condanna a 6 mesi e la sospensione della pena. —
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