Il Tirreno

«Mi chiamò per mostrarmi un branzino morso da un polpo»

Divina Vitale
«Mi chiamò per mostrarmi un branzino morso da un polpo»

I colleghi increduli dopo la notizia, ricordano le doti del grande cuoco Vallini: «Un maestro da rispettare», Barsacchi: «Uomo speciale» 

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IL RICORDO

Chi non è passato dalla cucina dello Zazzeri? Tanti se non tutti i cuochi del territorio e non. Era un esempio da seguire, una persona che metteva tutti d’accordo. Solo bei ricordi, tanta allegria e giornate trascorse al tavolino a parlare di pesci e di beccacce. Perché erano le cose che amava di più in assoluto: la pesca e la caccia. Il dna non si cambia, e lui era toscano nel sangue. «Non riesco a non pensarci. Gli ho voluto tanto bene, è come se fosse sparito un cardine della mia vita professionale – racconta Emanuele Vallini della Carabaccia di Bibbona. Molto garbato, signorile, aveva una parola bella per tutti, a prescindere dal lavoro di per sé. Sapevi che c’era, un’icona del territorio. Tu lavori, galoppi, per mantenere il livello da lui creato. Non pensi di arrivare al suo livello ma cerchi di essergli sempre grato, mantenendo alti gli standard. La sua eleganza era ammirevole. Abbiamo cominciato a fare la festa della chianina paesana e ogni volta era un divertimento. Ci guardavano e ci dicevamo: che ci facciamo qui? I primi tempi ci criticavano, e non ci andava tanto giù. Ma ci sentivamo a casa ed era diventata un’occasione divertente, ci impegnavamo tanto. A Pasqua preparavamo il menu. Condividevamo i quattro fuochi ed eravamo felici. Per tanti anni siamo scesi a sud per eventi di beneficenza, si staccava per stare insieme. Lo ammirerò per sempre. L’ho sempre guardato come un maestro da rispettare. Ci davamo forza l’un l’altro».

«Il complimento più bello me lo ha fatto eleggendomi come re della ciccia accanto a lui, il re del pesce. Era un uomo e un cuoco speciale – ha detto Omar Barsacchi dell’Osteria Magona».

«La cucina con lui era tutta un’altra storia – ha aggiunto Riccardo Serni chef cecinese che ha lavorato con lui e oggi dirige la Trattoria Moderna a Firenze - Pochi avevano la conoscenza del pesce e del mare come lui. Mi ha insegnato tante cose, insieme abbiamo girato tanto soprattutto per beneficenza: dai terremotati dell’Aquila agli eventi per il Meyer. Non dimenticherò mai quando mi chiamò in fretta e furia in cucina per farmi vedere il branzino morso dal polpo. È uno degli aneddoti che mi è venuto in mente quando ho saputo della sua scomparsa. Era così, era unico». —

Divina Vitale

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