Il Tirreno

Andrea e Daniele, promessa al babbo Luciano: «Ci guideranno i tuoi insegnamenti»

Anna Cecchini
Andrea e Daniele Zazzeri
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Andrea e Daniele Zazzeri

Viavai di persone alla cappella del cimitero. Una grande foto dello chef Luciano Zazzeri a lato della bara. Il funerale in Duomo a Cecina

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CECINA. Una processione di volti rigati dalle lacrime e sguardi in cerca di spiegazioni. Davanti alla piccola chiesa del cimitero di Cecina, dove è stata ricomposta la salma di Luciano Zazzeri, fin dalla mattina c’è stato un viavai di persone. Parenti, amici di una vita e “colleghi di alta cucina”. E poi la gente comune, quella che “dallo Zazzeri” andava per gustare una cena preparata come si deve. Tutti hanno voluto rendere omaggio a quell’uomo che partendo da una baracca sulla spiaggia è riuscito con passione e volontà a diventare un cuoco rinomato a livello internazionale. «Babbo era La Pineta e a noi ha insegnato tutto – dicono insieme i figli Andrea e Daniele, che alternano il pianto a lunghi silenzi – Ora sta a noi tenere alto l’onore della famiglia. Ma lo sa che ci hanno chiamato dal Messico, dall’Australia e dall’America? Lo conoscevano tutti e tutti gli volevano bene». Con Luciano Zazzeri se ne va un mito, il simbolo della cucina di qualità nata dall’amore per le cose più vere, quel mare da cui lo chef non si è mai distaccato e i boschi dove amava andare a caccia.

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Nessuno trova spiegazione a una tragedia che ha lasciato increduli non solo i familiari e i dipendenti di una vita, ma anche i conoscenti che ieri hanno varcato la soglia del cimitero per dare l’ultimo saluto al cuoco. Al centro della cappella una grande foto dello chef: sul fondo nero il viso luminoso e disteso di Luciano che ha una mano appoggiata al mento come volesse osservare il mondo da una finestra. A fianco il feretro, su cui qualcuno ha sistemato due rose rosse e un’orchidea ambrata.

«Babbo è stato sempre introverso e riservato – dice Andrea -, le cose personali le teneva per sé, cosa sia successo se lo porta con sé dove è andato a cucinare». I due figli, anche loro da tempo nello staff della Pineta, ricordano il padre come un maestro, un uomo ruvido e un po’ chiuso ma capace di prendersi cura degli altri, soprattutto di chi era in difficoltà.

«Un ricordo bello è tutto quello che ci ha insegnato - dice Andrea – le giornate a caccia e a pesca insieme». Il fratello Daniele accenna un sorriso quando gli viene in mente «l’unica volta che mi ha detto che era buono il bollito che avevo preparato, perché lui i complimenti non li faceva mai». Zazzeri era uomo di grande cuore, ma un po’ burbero. «Qualche volta era un po’ duro, tosto – dicono i figli -, ma voleva bene alle persone e si prendeva cura dei clienti». Ora spetterà ad Andrea e Daniele mandare avanti “La Pineta”, che per loro sarà il simbolo di quel padre e maestro di vita. «Ci teniamo - dicono - a ringraziare tutte le persone che ci stanno vicine. Ci sono arrivati messaggi e telefonate da tutto il mondo».

Intanto martedì 19, alle 16, è in programma il funerale nel Duomo di Cecina e poi la tumulazione al cimitero di Bibbona.

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