Il dolore dei familiari «Non ci sono parole»
«No, non è possibile. Mi sembra assurdo...» Questa la frase più ricorrente sui social dopo che il Tirreno ha pubblicato la notizia della morte di Luciano Zazzeri. In tanti lo conoscevano, in tanti lo apprezzavano e con tanti - clienti e colleghi - era nata una vera amicizia. Ora non c’è altro spazio che per il dolore. Capannelli di persone con il volto basso e le guance rigate di lacrime. Lungo la via Aurelia, poco a nord della rotatoria che conduce a Marina di Bibbona, si sono riuniti i parenti più stretti di Luciano Zazzeri, gli amici che con lui hanno trascorso la vita. E che hanno visto crescere la sua passione per la cucina, alimentata dall’impegno e dall’estro. Tutti davanti alla casa di Anna e Alessandro, i genitori dello chef stellato, che si sono chiusi in casa distrutti da un dolore troppo grande da sopportare.
Attoniti anche i figli del grande artista della cucina, Andrea e Daniele: “Non ci sono parole, non le troviamo”, dicono mentre si stringono nelle spalle e si guardano intorno con gli occhi impauriti per una tragedia inimmaginabile, Nel frattempo il corpo di loro padre viene portato alla camera mortuaria dell’ospedale di Cecina. Gli amici arrivati dai paesi limitrofi provano a fare forza a questi due ragazzi, li stringono fra le lacrime. I parenti si avvicinano alla spicciolata alla porta di casa dei genitori di Luciano Zazzeri, al primo piano di una villetta. Qualcuno non ha il coraggio di entrare, rimane sul terrazzo e guarda verso l’Audi nera dello chef, ancora parcheggiata nel giardino, e sospira in cerca di spiegazioni. Davanti al ristorante “La Pineta” non è rimasto nessuno, il locale è stato chiuso in fretta e furia proprio a ridosso dell’ora di cena. Sulla porta il cartello “Chiuso per lutto” e intorno il silenzio scandito dalla risacca. Parenti, amici, dipendenti del ristorante sono davanti alla casa di Alessandro e Anna. E’ qui che la tragedia della morte dello chef stellato si addensa. Qui dove Zazzeri non era il cuoco ammirato dall’Italia intera, o almeno non era solo quello. “Un dramma inimmaginabile, non può essere vero”.
Anna Cecchini
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