Il Tirreno

Morì al pronto soccorso, chiesta la condanna di medico e infermiera

Stefano taglione
Una bella immagine di Irene Anelli
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Una bella immagine di Irene Anelli

Seconda la Procura Irene Anelli, madre di 34 anni, poteva essere salvata

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CECINA. «Se Irene fosse stata curata immediatamente sono certa che sarebbe sopravvissuta». Piange Luciana Melosi, la madre di Irene Anelli, mentre il medico legale Maria Rita Pulcini (è la consulente di parte civile, da loro nominata) risponde a una delle tante domande che ieri mattina le sono state poste nell’aula del tribunale di Livorno dalla pm Fiorenza Marrara, dagli avvocati e dalla giudice Tiziana Pasquali.
La procura ha chiesto la condanna a nove mesi di reclusione per omicidio colposo (con sospensione della pena) nei confronti del medico del pronto soccorso di Cecina Enrico Giusti – difeso dall’avvocato Paolo Bassano – e dell’infermiera addetta al triage Alessia Valenti, assistita dalla legale Maria Concetta Gugliotta. Entrambi, quella sera, erano di turno in ospedale. È accaduto tutto fra le 23.50 e l’una e 20 della notte fra il 16 e il 17 marzo del 2012.
Irene – 34 anni e madre di due bellissime figlie di sei e tre anni – viene portata al pronto soccorso dal padre Massimo e dalla sorella Susanna dopo un attacco acuto di asma. Forse – come hanno ipotizzato i consulenti della procura nelle varie udienze – è stato causato da un’allergia ai solfiti, contenuti nel sugo pronto utilizzato come condimento della pasta mangiata la sera stessa.
Inizialmente Irene – che viveva a Cecina, vicino ai genitori, e lavorava in banca a supporto del management livornese della Credem – viene accolta in codice verde, un’urgenza non grave. Con le prime terapie che sarebbero state somministrate alle 00.29, 45 minuti dopo l’arrivo al triage. Nel frattempo – alle 00.03 – era però cambiato in rosso. «Il codice di urgenza doveva essere giallo fin dall’inizio – ha spiegato in aula la pm Marrara – e dopo si è intervenuti con gravissimo ritardo. Ritengo che vi sia stato un comportamento grave e negligente».
Nel corso dell’udienza, la consulente Pulcini, ha aggiunto che il personale del pronto soccorso avrebbe fin da subito dovuto porre la paziente «in ossigenoterapia» e fare «una emogasanalisi», che invece sarebbe stata conclusa dopo l’una, quando ormai Irene «aveva un ritmo cardiaco poco efficace». All’una e 20, poco più tardi, la giovane mamma è morta per arresto cardiaco.
Di parere opposto i difensori del medico e dell’infermiera, che per i loro assistiti chiedono l’assoluzione. «A settembre andrà tutto in prescrizione – dicono i genitori – e speriamo che sulla morte di nostra figlia venga fatta chiarezza. Noi crediamo che Irene sia morta a causa di un pronto soccorso, quello di Cecina, che non ha lavorato bene».

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