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Schiume alle Spiagge bianche, l'Asl ora deve dire quanto sono tossiche
Rosignano: nella zona del Lillatro riscontrati sali di carbonato con metalli pesanti, ma Arpat chiede ulteriori test. «Gli ultimi fenomeni più tossici di quelli di ottobre»
ROSIGNANO. L’amministrazione comunale di Rosignano Marittimo ha inviato direttamente all’Asl di Livorno le risposte delle analisi fornite nei giorni scorsi da Arpat relative al fenomeno schiume; o meglio, quel materiale granuloso che da metà ottobre 2018 colpisce la costa del Lillatro, spiaggia a sud di Rosignano Solvay, la zona delle Spiagge bianche. Una costa che in estate viene frequentata da migliaia di persone.
L’obiettivo è quello di capire quale sia il grado di tossicità, a livello di salute umana di questa sostanza bianca ed inodore. Rimane in piedi anche la possibilità, qualora non si arrivi a comprendere l’origine del fenomeno, di commissionare uno studio al Cnr. «Non appena abbiamo ricevuto la risposta delle analisi Arpat i cui risultati ci erano stati anticipati a voce il 30 gennaio scorso - ha detto il sindaco Alessandro Franchi - abbiamo inviato il materiale all’Asl di Livorno. Un passo necessario perché mentre Arpat ha valutato l’eco-tossicità di questo materiale granuloso, l’Asl fornirà le proprie valutazioni in merito ad eventuali problematiche relative all’aspetto sanitario. Appena avremo anche i risultati dell’Asl convocheremo un’altra riunione alla presenza di tecnici Asl, Arpat, Solvay e aziende interessate per valutare appieno la situazione e scegliere come andare avanti. Se le origini del fenomeno non saranno individuate rimane in piedi l’ipotesi di rivolgersi al Cnr per effettuare uno studio. L’obiettivo è quello di capire come e perché si origina questo fenomeno. Fenomeno che deve comunque cessare”.
Le analisi “hanno confermato - continua Franchi che la composizione del materiale che è stato campionato il 14 e 18 gennaio scorso è simile a quello prelevato a metà ottobre 2018”. Il solido è formato da sali di carbonato con contenuti variabili a livello di concentrazione, degli stessi metalli presenti nei solidi scaricati dalla Solvay (ferro, zinco, manganese). In merito ai rapporti di calcio/ magnesio, Arpat ha evidenziato concentrazioni più elevate di magnesio rispetto all’ottobre scorsi e con diverse oscillazioni di Ph. Per quanto riguarda il grado di ecotossicità, stavolta il campione presenta “una grado di tossicità più elevato rispetto a quello del 12 ottobre 2018”. Da qui la richiesta da pare di Arpat di ulteriori approfondimenti e test. Test che verranno effettuati dunque da Azienda Sanitaria Locale.
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Era il 9 ottobre 2018 quando il Tirreno denunciò il primo caso relativo al fenomeno schiume in località Lillatro. Da quella data, sulla costa a sud di Rosignano Solvay ed in particolare quella compresa tra il muro del canale di presa degli impianti Solvay e il magazzino punto di ritrovo dei surfisti, si sono registrati altri quattro episodi. Gli ultimi il 13 ed il 14 gennaio scorsi. Si tratta di materiale granuloso, simile a schiuma, inodore e biancastro che ricopre una parte della costa e degli scogli. Dopo l’ultimo episodio, il 30 gennaio, il sindaco Franchi convoca un tavolo con tutte le imprese che scaricano, seppur in punti diversi, all’interno di quello conosciuto come fosso bianco, ossia lo scarico della fabbrica Solvay. Al tavolo la stessa Solvay, la Ineos, l’Innovyn, l’ Engie, Asa e la Maricultura.
Tutte le aziende dicono di aver effettuato indagini di non aver individuato anomalie o disservizi ai loro impianti. La società Solvay annuncia di voler approfondire le cause del fenomeno informando di aver incaricato un centro di biologia marina per effettuare uno studio tossicologico sui materiali e di aver promosso una ricerca bibliografica in materia attraverso il proprio centro di ricerca in Francia, specializzato nella cristallizzazione.
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