Il murale per Mauro Betti ricordo dell’orrore dei lager
L’opera realizzata in piazza Iori dagli studenti dell’artistico dell’Istituto Marco Polo Il figlio alla cerimonia: «Il Novecento è stato il secolo delle idee assassine»
Un fazzoletto a strisce bianche e azzurre, dipinto su un muro di mattoni rossi, ricorda la tragica esperienza di Mauro Betti, cecinese deportato nei campi di concentramento durante la Seconda guerra mondiale morto a maggio dell’anno passato. L’opera è stata inaugurata la mattina del 28 gennaio dal vicesindaco Giovanni Salvini in piazza Ivan Iori alla presenza delle scuole superiori di Cecina, delle autorità civili e militari e di numerosi cittadini.
A realizzare l’opera gli studenti della classe 3ª A dell’Istituto professionale Marco Polo indirizzo liceo artistico. Con loro, i ragazzi dello scientifico Enrico Fermi, protagonisti del viaggio sul Treno della Memoria. «Non dobbiamo dimenticare quei momenti – ha detto Salvini – affinché non si ripetano. Betti, in forza alla Marina, ha vissuto un dramma umano, ma ogni volta che ha raccontato la propria vicenda ha sempre chiesto perdono, invitando a superare la logica dell’odio».
Chi ha studiato il periodo tra il 1939 e il 1945 ha visto come le dittature e la loro peggiore estensione, il conflitto globale, abbiano provocato milioni di morti e sconvolto i popoli. La targa per ricordare il nostro concittadino, scoperta un attimo dopo la fine dell’inno nazionale e del Silenzio, è la testimonianza di tutto questo. Il Comune l’ha voluta per invitare alla costante riflessione. All’appuntamento, coordinato dalla scuola di teatro Artimbanco diretta da Carlo Rotelli e Serena Bertini, hanno preso parte decine di interessati studenti. Quelli del Fermi hanno visitato il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, uno dei più conosciuti per le atrocità commesse sui prigionieri. Un’esperienza che ha permesso loro di comprendere il valore dei luoghi della storia, all’improvviso più vicini dopo averne superato l’impatto emotivo e compreso come una parola, discriminazione, sia stata all’origine della tragedia.
«Comprendiamo quanta organizzazione serva per questo viaggio, il cui compito è sempre ricordare e non cancellare. Odio e orrore – hanno affermato negli interventi gli studenti – sono sintomi ancora oggi presenti nel mondo contemporaneo, dove migliaia di persone muoiono in mare senza giustificazioni». Immagini che un giorno dopo l’altro narrano il dramma personale di famiglie in gravissime difficoltà strappate con forza al proprio paese e costrette a costruirsi un’altra vita lontana dagli affetti e dal proprio mondo.
Dopo le letture, alcune delle quali ispirate dai testi della senatrice Liliana Segre, l’intervento di Sandro Betti, figlio di Mauro Betti. «Grazie al Comune a nome della mia famiglia – ha detto –. Mi ha fatto piacere ciò che hanno detto i ragazzi: il Novecento è stato il secolo delle idee assassine, con le morti nei Gulag, l’Olocausto e i regimi totalitari. Oggi il mare Mediterraneo è un grande Auschwitz a cielo aperto». La presidente dell’Anpi, l’associazione nazionale dei partigiani, Patrizia Cotta Ramusino ha concluso le celebrazioni ricordando che la Costituzione è nata proprio dall’analisi di questa tragedia e come il sodalizio porti avanti i principi fondanti della nostra Carta, strumento di democrazia e libertà, base solida e certa per guardare con equilibrio al futuro. —
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