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fronte del porto 

Soci dissidenti, prove di fronte comune «L’assemblea deve essere rinviata»

Manolo Morandini
Soci dissidenti, prove di fronte comune «L’assemblea deve essere rinviata»

Sul tavolo mettono la richiesta di più tempo e maggiori informazioni per valutare la proposta di vendita

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Più tempo. Più informazioni. La sintesi di due ore riunione che mette tutti d’accordo sta in queste richieste. Al netto delle storie individuali, una cinquantina di soci della Porto di Cecina Spa si ritrova, il pomeriggio del 26 gennaio in una sala gremita del bocciodromo, su un fronte comune in vista dell’assemblea straordinaria della società il 10 febbraio. A tirare le fila è Alessandro Lucibello Piani, che ha acquistato un pacchetto di azioni e si definisce «socio osservatore». L’idea è di definire una strategia per agire in modo compatto. Ci saranno altri incontri, l’ultimo alla vigilia della convocazione al cinema Tirreno.

La platea concorda anche su una questione di metodo. «Non è possibile che a distanza di così poco tempo dall’assemblea i soci non siano stati informati in modo adeguato delle due soluzioni proposte dal consiglio di amministrazione della Porto Spa». È il ritornello che si ripete. Al pari dell’altro: «Serve tempo per conoscere e valutare i numeri e gli effetti delle proposte». La fase è cruciale. «È indiscutibile che siamo davanti a un grave problema – sostiene una signora dalla prima fila –. Ma la soluzione del Cda porta con sé molte incognite. Tra l’altro si tratta di vicende che investono un territorio e il futuro di una città».

Il Cda della Porto Spa si presenta ai soci con due alternative. Anche se già nell’ordine del giorno è chiaro che si punta sulla proposta di acquisto dei rami di azienda “costituenti l’attività di costruzione e gestione del porto e degli altri rami collegati”, si legge. E gli interlocutori sono gli imprenditori che fanno capo alla società veicolo Peverell Holding Ltd, che per il comparto immobiliare hanno già sottoscritto un preliminare. Ma non è dato conoscere di più. C’è anche una seconda strada. La proposta di aumento del capitale sociale a pagamento, in forma inscindibile, per un totale di 27 milioni di euro, ma chi è in sala scuote la testa. Tutti danno per scontato che non è percorribile. Si contestano dimensione e condizioni con cui la si presenta. «Non c’è trasparenza sui numeri. Non ci sono i bilanci chi mai può essere disposto a dare dei soldi a scatola chiusa?».

«È una società ad azionariato diffuso, in cui non esiste un socio di maggioranza e controllo, per questo è ancor più importante che tutti gli azionisti siano messi in grado di concorrere su basi e presupposti di parità di trattamento e piena trasparenza”, sottolinea più volte Lucibello Piani. Si studia la possibilità di presentare al Cda un ordine del giorno con la richiesta di convocare un’assemblea per discuterlo. Ma c’è da mettere insieme soci in rappresentanza di almeno il 10% del capitale sociale. Si lancia anche la possibilità di una richiesta di revoca del Cda guidato da Giuliano Matteoli. «Di fatto se passa la proposta del Cda verrà meno l’oggetto sociale – sottolinea Lucibello Piani – e lo spirito per cui nel 1995 aveva preso corpo il progetto: costruire e gestire il porto».

Ad aprire un orizzonte nuovo è Graziano Giannetti. «Nei mesi scorsi con un gruppo di soci e imprenditori locali abbiamo preso contatti con la Porto Spa per prendere visione della situazione e formulare un’offerta», dice. Referente era il socio Silvestro Scotto, patron di Tecnoseal Srl azienda grossetana leader mondiale nella produzione di anodi sacrificali per la nautica. «Abbiamo firmato un patto di riservatezza, ma non c’è stato dato modo di avere le informazioni necessarie. L’impressione è che ci si sia concentrati da subito su Peverell Ltd». Si contesta anche il cambio di passo. «Non si è mai sondato il mercato sull’ipotesi di vendita in toto. Perché non si è fatta una manifestazione d’interesse a livello europeo su questa scelta inedita?». —

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