Italia
Dalla Scat a Lucarelli: accanto ai big fallisce il ristorante travolto dall’alluvione
Un crac ogni sei giorni a Livorno e provincia: a novembre è arrivata la sentenza anche per La Terrazza di Montenero
LIVORNO. Tra le istanze di fallimento, la Scat di Rosignano. Una vicenda che viene da lontano per l’ex azienda delle Morelline che si occupava di facchinaggio, movimentazione merci e pulizie industriali. La questione si è chiusa a inizio dicembre con la nascita della Logiros. Una nuova cooperativa che ha rilevato l’azienda di via dell’Industria, assorbendo 68 dipendenti, i quali, con la procedura di fallimento sarebbero rimasti senza lavoro.
L’ultima della lista, in ordine di tempo, è la Consage. La sentenza di fallimento è arrivata il 28 dicembre 2018. Ma la sua è una storia infinita e purtroppo comune a tante aziende del nostro territorio: da colosso che poteva vantarsi di aver messo la firma su alcune delle principali ristrutturazioni dell’ultimo ventennio in città, come il palazzo del Colonnello in Venezia, villa Comel ad Antignano e il Metropolitan, a società triturata dalla crisi dell’edilizia, che ha tentato di salvarsi con un concordato nel 2012 ma dopo sei anni di agonia è arrivata al fallimento.
La pratica è ancora in corso: l’esame dello stato passivo davanti al giudice Massimo Orlando è fissato al 24 aprile per la società edilizia detenuta da una decina di soci, il principale dei quali è Rossana Bellabarba. Sono state 55 le ditte dichiarate fallite dal tribunale di Livorno nel 2018: di queste 35 hanno sede a Livorno o Collesalvetti, le altre sono equamente ripartite tra Rosignano e Cecina (10) e tra Piombino e l’Elba (altre 10). La maggiorparte sono attività legate all’edilizia e all’immobiliare e di piccolo commercio. La situazione sembra in miglioramento se la confrontiamo a quanto accadeva appena cinque anni fa, nel pieno della crisi economica: i fallimenti dichiarati nel 2013 furono 96, quasi il doppio. Ma da qui a dire che le nubi sono alle spalle ce ne corre: siamo comunque ad un fallimento ogni sei giorni. Tra i nomi di chi ha fatto crac l’anno scorso spiccano marchi noti; di alcuni di loro il Tirreno aveva già raccontato le disavventure economiche. La gioielleria Caracciolo di Mario Galli, ad esempio, boutique del lusso fondata nel 1880, che in meno di un anno, dal novembre 2017 al luglio 2018 è passata dalla richiesta di concordato alla chiusura fino al fallimento. Del crac della famiglia Bottoni abbiamo scritto appena sabato: in ventidue giorni, tra il 29 ottobre e il 20 novembre scorso, il tribunale ha dichiarato il fallimento della Fratelli Bottoni srl di cui amministratore unico era Piero Bottoni. Tra i big spuntano i nomi della Toscana Petroli, 500mila euro di capitale sociale, specializzata nel deposito di carburanti e di proprietà al 100% della fiorentina Ksenya Srl, a sua volta detenuta per il 96% da Paolo Luca Valenti: il fallimento è datato 25 ottobre. A primavera invece, sempre in ambito portuale, avevamo raccontato del crac della Lucarelli Group,la società di autotrasporto e trasporto merci a livello nazionale e internazionale amministrata da Maurizio Lucarelli, con Viola Lucarelli unico socio al 100%. Ma in mezzo a questi drammi imprenditoriali ce n’è uno, ben più piccolo nelle dimensioni, che però colpisce più di tutti: è quello del ristorante pizzeria La Terrazza di Vanessa Carletti in piazza della Carrozze a Montenero. Era un locale apprezzato, su Tripadvisor ci sono ancora decine di recensioni (top) da tutta Italia. Il 10 settembre 2017 fu spazzato via dall’alluvione. Da allora non ha mai più riaperto. —
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