Il Tirreno

il notaio de paola

«Così i creditori recuperano solo il 20% e i titolari ripartono»

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «Le procedure con cui le società affrontano le crisi aziendali, disciplinate dalla legge fallimentare, sono tre», spiega interpellato dal Tirreno il notaio livornese Gianluigi De Paola. «La prima è l’accordo di ristrutturazione del debito ex articolo 182 bis: ne è un esempio lampante la Spil - spiega De Paola -. La società mantiene la sua autonomia, ma deve rispettare l’accordo con i creditori omologato dal tribunale. Poi c’è il concordato in continuità ex articolo 124, quello che ha fatto Aamps: anche in questo caso l’omologazione deve passare dal tribunale con l’accordo di tutti i creditori. Se la società non è in grado di ottemperare alla posizione debitoria o vi sia istanza dei creditori non adempiuti, l’ultimo strumento è il fallimento: si apre la procedura in tribunale, viene nominato il curatore e si iniziano a liquidare gli asset aziendali. La liquidazione attiva avviene con le aste telematiche o le procedure competitive con cui si vendono complessi immobiliari e mobiliari, asset societari e partecipazioni».

«Con la procedura fallimentare tuttavia si ricava dal 10 al 20% dei debiti sociali - sottolinea il notaio livornese -. Allo stesso tempo il sistema è fluido e dunque si può ricostruire in poco tempo una srl ordinaria o semplificata. Se ne fanno tante: una decina al mese come notai. In questo senso la procedura fallimentare diventa una scelta vantaggiosa, la vecchia struttura appesantita finisce nel fallimento, si liberano dei debiti e ricominciano». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino