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Cinghiali, Sos agricoltori: «Minacciano l’ecosistema oltre ai rischi sulle strade»
Dopo l’incidente sull’Autosole le confederazioni Coldiretti e Cia sollecitano interventi per riportare sotto controllo le popolazioni di ungulati
CECINA. È come se parlassero a una sola voce gli agricoltori a seguito dell’incidente della mattina del 3 agosto sull’Autosole, fra Lodi e Casalpusterlengo, provocato dal passaggio di un branco di cinghiali, che ha causato la morte di un automobilista di 28 anni e il ferimento di altre 10 persone.. «Il problema della densità degli ungulati sul territorio va oltre gli aspetti dei danni alle colture agricole e si pone come una seria minaccia all’ecosistema naturale, oltre a esporre i cittadini ad elevati rischi nella circolazione stradale in prossimità di talune aree». È quanto afferma il presidente Cia Livorno Pierpaolo Pasquini. Gli fa eco il presidente di Coldiretti Toscana Fabrizio Filippi: «Negli ultimi dieci anni il numero dei cinghiali presenti è praticamente raddoppiato. La sicurezza nelle aree rurali e urbane è a rischio per il loro proliferare con l’invasione di campi coltivati, centri abitati, strade e anche autostrade dove rappresentano un grave pericolo per le cose e le persone».
Le associazioni degli agricoltori parlano a una sola voce: l’incidente deve una volta di più far aprire gli occhi alle istituzioni e al mondo della politica. «Non è più solo una questione di risarcimenti ma è diventato – sostiene Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Toscana – un fatto di sicurezza delle persone che va affrontato con decisione. Ora non ci sono più alibi per intervenire in modo concertato tra Ministeri e Regioni e avviare un piano di abbattimento straordinario senza intralci amministrativi».
Con una legge nazionale basata sul principio, «ormai anacronistico, della conservazione e dell’incremento delle specie – sostiene la Confederazione italiana degli agricoltori (Cia)– ogni tentativo di riportare sotto controllo la situazione, si scontra con lo strapotere dell’Ispra, con i ricorsi alla magistratura, con un contenzioso infinito. Un cambiamento della legge 157 del 1992, non può più essere rinviato. L’atteggiamento di totale indecisione della politica è letteralmente vergognoso».
Gli ungulati selvatici della Toscana sono rappresentati da cinque specie: capriolo, cervo, daino, cinghiale e muflone. «Tutte le popolazioni presenti nel territorio regionale, fatta salvo il capriolo nel quadrante sud-occidentale (province di Grosseto, Siena e parte di Firenze) derivano da immissioni avvenute a partire dal 1800». Rispetto alla situazione rappresentata nella ultima pubblicazione della Banca Dati Ungulati curata da ISPRA (2012), la Toscana rappresenta la regione con le maggiori consistenze dell’Italia peninsulare, comprendendo circa 500mila capi. Nella Regione, rispetto ai dati conosciuti a livello nazionale, si stima presente, rispettivamente, il 40% dei caprioli, il 45% dei daini, il 30% dei cinghiali dell’intero Paese.
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