Il presidio
Dai tributi alle imposte 2,8 milioni di euro mai versati al Comune
Dagli uffici dell’ente già inviati avvisi ai contribuenti La cifra risulta dai controlli incrociati delle banche dati
cecina. Sfiorano quota 3 milioni di euro i conti lasciati in sospeso dai contribuenti cecinesi con il Comune. La cifra è il risultato delle mancate riscossioni per Imu, Tasi e Tari a partire dal 2013 che risulta dai controlli degli uffici a partire dalle banche dati. Nessun allarme, potrebbero esserci degli errori e dalle stanze di piazza della Libertà si lascia una porta aperta. Chi ha pagato non deve far altro che segnalare lo sbaglio e l’ente è pronto a sospendere le richieste di versamento.
Sul fronte dei rifiuti solo per il 2018 risultano 700 contribuenti a cui sono stati inviati nelle scorse settimane gli avvisi di pagamento per 724 utenze, accertate dopo che gli uffici a maggio scorso hanno emesso i ruoli di pagamento. Si tratta quindi in questi casi di contribuenti che sono stati iscritti nella banca dati dopo maggio. Tutt’altro discorso per gli avvisi di pagamento che vanno dal 2013 al 2017. In tutto sono 2.108 e le somme da incassare ammontano a 1.036.039 euro. Una buona metà è riferibile a situazioni in cui sono state accertate denunce dei contribuenti arrivate in ritardo. Ma per il resto, stando a quanto indicano le cifre nelle banche dati dell’ente, si tratta di omessi pagamenti su cui adesso si chiede conto. Anche in questo caso però vale la regola che potrebbero esserci degli errori o delle mancate comunicazioni all’origine delle pretese del Comune di Cecina. Le notifiche ai contribuenti sono state fatte alla fine di ottobre ed entro l’anno dovranno provvedere al pagamento se dovuto.
Stanno arrivando in questi giorni, invece, gli avvisi a seguito degli accertamenti dell’ufficio Tributi sui versamenti dell’Imu. A fare la voce grossa è l’anno 2013 con un conto che sfiora il milione di euro: 964.367 euro. Del resto, passato il 2018 scadrebbe l’intervallo dei cinque anni entro cui per il Comune è possibile richiedere ai contribuenti i mancati versamenti di imposte e tributi. A fare la cifra sarebbero versamenti parziali e in altri casi omessi per l’intero. Ad alimentare la voce Imu c’è anche quanto accertato per gli anni dal 2014 al 2017, in questo caso il conto è di 507.884,13 euro.
Ben più contenuta è la cifra che risulta dai controlli per omissioni e mancati versamenti dovuti per la Tasi. Il tributo per i cosiddetti servizi indivisibili tra l’altro dal 2016 non è più applicato sulla prima casa. Nel dettaglio, per gli anni dal 2014 al 2017 la cifra accertata si attesta a quota 21.568,20 euro.
Nel complesso il Comune punta a incassare i circa 2,7 milioni di euro attraverso avvisi bonari. Cioè invitando i contribuenti a saldare il dovuto per gli anni passati, a causa di parziali versamenti o omissioni. Ma in piazza della Libertà ci si sta attrezzando per la cosiddetta fase due. È quanto emerge dalla determina 1530 del 7 dicembre a firma del responsabile del settore Finanziario in cui si sottolinea la necessità di “procedere con urgenza all’affidamento del servizio di elaborazione dati correlata alla riscossione coattiva nonché avvio a notifica delle ingiunzioni fiscali”, si legge nel documento. L’incarico è affidato alla Mit Servizi Srl che entro la fine dell’anno provvederà a inviare le ingiunzioni fiscali. —
Manolo Morandini
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