Il presidio
Torna in città l’affresco della Pietà l’opera verrà collocata nel duomo di Cecina
Cecina, salvata da don Frizzi dalla demolizione del Castello dei Medici, il Fitto, negli anni Sessanta oggi è custodita nelle sale del Museo archeologico comunale alla Cinquantina
Si accendono i riflettori su un pezzo della storia di Cecina. L’affresco salvato dalla demolizione dell’antico Castello dei Medici, il Fitto, avvenuta all’inizio degli anni sessanta, dopo il grave danneggiamento subito nella Seconda guerra mondiale. Si tratta della cosiddetta Pietà Cecinese, di autore ignoto, che risale al 1595, custodita in una delle sale del Museo archeologico comunale alla Cinquantina. L’opera è destinata ad essere trasferita nel duomo.
Sui tempi ancora non c’è certezza, ma la decisione è stata presa e c’è già il via libera della Soprintendenza di Pisa e Livorno.
Il salvataggio
Si deve all’intervento di don Rolando Frizzi se prima che le mura del Fitto fossero abbattute venne recuperato l’affresco raffigurante la Pietà. Sul suo cartiglio si leggeva “Pierantonio Fraschetti, generale sopra le possessioni di Pisa et Sano Betti agente di questo loco l’anno 1595”. L’affresco è di autore ignoto. Ma per lo storico locale Ilio Nencini si tratta di «un omaggio all’eredità di Michelangelo con l’avvenuta fondazione dell’Accademia del Disegno in suo onore, istituita nel 1588. Oltre a far sentire l’influenza del Concilio di Trento, che aveva riabilitato nelle chiese: altari, sacerdoti e immagini sacre, allontanati dal protestantesimo». E sottolinea che l’opera è stata la prima raffigurazione conosciuta, «che ha messo in relazione l’arte rinascimentale con il nostro territorio della Maremma, insalubre e malarico. Ciò avvenne nel contesto di una nuova rivendicazione spirituale per risvegliare il sentimento religioso. Infatti, l’affresco dipinto, con la Maddalena, Cristo, la Vergine, e Santa Caterina da Siena, dette inizio alla forma educativa tramite la dottrina cristiana, rivolta ai bifolchi, garzoni, operanti di lavorie, ed a quanti si avventuravano lungo la strada maremmana, attraversando i boschi di Cecina».
il trasloco
È della fine di giugno dello scorso anno la richiesta della Parrocchia del duomo al Comune di Cecina. Nell’autorizzazione della Sovrintendenza si sottolinea che restituirla ad un ambiente sacro “potrà tornare a costituire oggetto di culto da parte dei fedeli, oltre a trovarsi in pieno centro della città, alla miglior portata dei visitatori”. Da qui la delibera del 4 dicembre con cui la giunta autorizza il trasloco, sebbene l’opera rimarrà di proprietà comunale. «Una soluzione che valorizza il duomo – dice don Marco Fabbri – e anche l’opera. Restano da fare alcuni passaggi burocratici e prima della collocazione un intervento di pulizia a cura di una restauratrice». –
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