Il Tirreno

rea impianti  

Il direttore licenziato vuole un milione di risarcimento

Maria Meini
Il direttore licenziato vuole un milione di risarcimento

Monti ha chiesto il pagamento di 36 mensilità: circa 22mila euro lordi al mese  ma l’amministratore Giari lo accusa di mala gestione e minaccia azioni legali

3 MINUTI DI LETTURA







Un nuovo capitolo della guerra dei rifiuti, tutto giocato sulle cifre - a sei zeri - e il lavoro dei legali. L’ex direttore generale di Rea Impianti, Massimiliano Monti, ha chiesto il reintegro al lavoro o il pagamento di 36 mensilità, che corrispondono a poco meno di un milione di euro, calcolato che il suo stipendio (lordo) ammontava a 22mila euro al mese.

Si gioca sulle cifre la guerra dei rifiuti che si sta consumando in Rea Impianti, la società che gestisce il fronte della discarica di Rosignano. Monti è stato silurato dall’amministratore unico Alessandro Giari, al quale l’ex direttore generale presenta il conto nei termini di contratto. Ma Giari, che ha chiesto il recesso per giusta causa dallo scorso primo di novembre, rilancia, accusando Monti di mala gestione finanziaria e sta valutando un’azione di responsabilità nei suoi confronti, in particolare per la mancata riscossione del debito di Lonzi, pari a 12 milioni e 700mila euro. Della questione Rea e discarica si è parlato a lungo in una corposa commissione consiliare (la seduta riuniva tre commissioni) che si è riunita a Palazzo civico giovedì 13, presenti i consiglieri di maggioranza e di minoranza ai quali Giari ha spiegato i problemi finanziari della società entrando nel merito delle ultime vicende, e per finire ha illustrato la riorganizzazione dell’ente che ha portato ad un nuovo assetto societario. Un modello, come lo ha definito Giari, “orizzontale” e non più verticistico. In quest’ambito è maturato il recesso del contratto dell’ex Dg Monti. Che ha terminato il proprio incarico il 31 ottobre. Giari, rispondendo alle domande dei consiglieri comunali, ha accusato Monti di aver condotto una cattiva gestione finanziaria, in particolare per il mancato rientro del debito pregresso accumulato dalla Lonzi, la società livornese chiusa nel dicembre scorso dopo l’inchiesta della Dia (il dipartimento antimafia) di Firenze sui rifiuti irregolari. E dunque da un anno i pagamenti della Lonzi si sono bloccati, e con loro anche il recupero crediti. La società, che nel settembre 2017 aveva pagato circa 1 milione e 700mila euro del pregresso oltre alle quoti correnti, ha accumulato negli anni della gestione Monti - questa è l’accusa di Giari - poco meno di 13 milioni di euro di debito. E questo è il motivo, ha spiegato l’amministratore unico ai consiglieri, per cui Giari ha inviato a Monti una serie di contestazioni formali che si sono concretizzate nel recesso del contratto, ed è il motivo per cui sta valutando l’ipotesi di aprire un’azione legale di responsabilità nei confronti dell’ex Dg per recuperare il debito.

L’ultimo aspetto affrontato in commissione riguarda la riorganizzazione di Rea Impianti. Il modello prevede tre figure, che affiancano l’amministratore unico, a capo di altrettante aree: Stefano Ricci per l’area tecnica, Laura Scarponi per l’area amministrativa e Dunia Del Seppia per l’area gestionale e il coordinamento operativo. Sono stati stabilizzati inoltre 13 operai precari con assunzioni a tempo indeterminato. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera