Il Tirreno

san vincenzo 

Erosione della costa, lavori in mare a partire da ottobre

Manolo Morandini

Il cantiere a sud del porto assegnato alla Osfe di Ceramile L’amministrazione comunale vuole organizzare un incontro pubblico per illustrare l’opera 

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«È una questione di settimane». Lo assicura l’assessore alle Politiche dell’ambiente e del mare di San Vincenzo Antonio Russo. L’affidamento dei lavori previsti dal progetto di protezione della costa sulle scogliere a sud di San Vincenzo è in fase di aggiudicazione alla OSFE di Rossi Giuseppe Snc, ditta calabra di Ceramile (Cs) che l’ha spuntata nella gara che ha registrato la partecipazione di una sessantina di aziende. «I lavori potrebbero iniziare verso la metà di ottobre», aggiunge.

L’aggiudicazione permetterà di conoscere il minor prezzo offerto dalla Osfe rispetto al valore a base di gara di 876.894,02 euro al netto dell’Iva. Il 1º lotto dei lavori previsti dal progetto messo a punto dall’ingegnere Maurizio Verzoni dello studio Prima ingegneria di Livorno si propone di rimediare ai problemi nel tratto del litorale a sud del porto turistico. Acqua torbida, sedimenti dell’escavo dei fondali del porto che hanno colonizzato la riva e la spiaggia sommersa, rendendola a tratti impraticabili, ed erosione nella parte centrale della cella.

La previsione è di 20 giorni di lavoro in mare. «Tenendo conto delle feste e delle giornate di maltempo si tratta di almeno un paio di mesi», spiega Russo . A dettare l’agenda del cantiere è anche l’intenzione dell’amministrazione comunale, prima dell’avvio, di organizzare prima del cantiere in mare un incontro pubblico anche con gli esperti della Regione Toscana per fugare i dubbi sul ripascimento di sabbia che si lega all’operazione. Passaggio che è al centro della battaglia politica promossa dalle opposizioni consiliari che quest’estate hanno raccolto un migliaio di firme per scongiurare l’intervento. Quello che preoccupa è la scelta del materiale. Il ripascimento prevede l’uso di sabbie di cava, circa 7.000 metri cubi, di granulometria più grande di quella in loco, che dovrebbero garantire una maggiore resistenza all’azione erosiva.

Che cosa prevede la soluzione messa a punto dallo studio Prima ingegneria? Sparisce il pennello perpendicolare alla costa tra gli stabilimenti Mediterraneo e Delfino. La barriera soffolta esistente viene allargata e rimodellata. Risultato auspicato: eliminare gli effetti che hanno fatto guadagnare il nomignolo di Tinozza a quel tratto di litorale. In particolare, la rimessa in sagoma dell’attuale scogliera sommersa prevede il suo allargamento fino a raggiungere la larghezza di 30 metri alla sommità immersa alla profondità di –1 metro, con il tratto iniziale a nord per circa 30 metri a quota –1,50 metri per favorire un ricircolo dell’acqua. —

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