Variante del porto c’è il via libera del consiglio all’operazione
Ora la società può presentare i progetti immobiliari Dibattito acceso sulla questione delle fideiussioni
cecina
Il percorso per chiudere l’operazione è tutt’altro che scontato. Eppure, l’approvazione della variante al piano regolatore del porto in consiglio comunale segna un deciso passo in avanti. Adesso è tutto in mano alla Porto di Cecina Spa a cui sono state servite le carte per giocarsi la partita della vita. Altri due gli aspetti che reclamano una svolta in questo scorcio di 2018: la forte tensione finanziaria, per l’indebitamento verso le banche e i fornitori, e la mancanza di certezze sul completamento del porto. Congelato per il 2018 l’indebitamento con le banche, alla Spa restano da trovare 10 milioni di euro. Passaggio necessario per stipulare il contratto con Peverell Holding Ltd. I 10 milioni sono necessari per aprire un finanziamento con gli istituti di credito nell’ordine dei 23 milioni, con cui rimodulare anche le posizioni già aperte. La possibilità più concreta è di aprire le porte a partner o acquirenti.
Alla variante si lega l’opportunità di far decollare un investimento che i promotori della società Peverell quantificano in 120 milioni. Ma che cosa c’è nelle carte? Non cambiano le destinazioni urbanistiche di comparti e sub comparti, ma i volumi a favore del turistico-ricettivo a scapito del commerciale. Anche la superficie lorda utilizzabile cresce di quasi 5.000 metri quadrati. Nel complesso si passa da 25.000 a 29.800 mq, comunque ampiamente dentro le previsioni del vecchio Piano strutturale del 2004 che fissava il limite a 45.600 metri quadrati.
In consiglio comunale la vicenda del porto la fa da protagonista. C’è prima l’interrogazione sulle fideiussioni a garanzia delle opere di messa in sicurezza idraulica promossa dalla consigliera Pamela Tovani di Cecina civica. Ovvero il nuovo ponte carrabile di via Volterra, circa 200 metri di argine sulla sponda sinistra del fiume in corrispondenza di Villa Ginori e l’argine in destra idraulica del fiume, dal ponte di via Volterra a quello ferroviario per circa 2,2 chilometri. Sul fronte delle garanzie, per un controvalore di oltre 6 milioni di euro, è piovuta la tegola del Consiglio di Stato con la revoca della sospensiva con cui aveva permesso alla Finworld Spa, che le ha rilasciate alla Porto Spa, di operare in attesa della sentenza in merito al provvedimento della Banca d’Italia che ha negato l’iscrizione all’albo. La sentenza è attesa per febbraio 2019, ma quanto accertato alla fine di giugno dalla Banca d’Italia, e che ha portato alla revoca, non fa prospettare un futuro roseo per la società romana.
Tovani chiede di seguire il calendario dell’amministrazione comunale: 60 i giorni di tempo dati alla Porto Spa per presentare nuove fideiussioni. Mette sul tavolo anche altre incertezze, come il rinvio dell’approvazione del bilancio societario 2017. «Solo dopo si potrà valutare la variante», dice. E tiene il punto anche ponendo la pregiudiziale al voto sulla variante. «Definire la Poto Spa come inadempiente rispetto alla fideiussioni è inappropriato – sottolinea il capogruppo di Forza Italia Paolo Barabino –. Dobbiamo distinguere l’approvazione degli strumenti urbanistici rispetto alla questione delle fideiussioni che oggi non c’entra niente». E ancora: «Sarebbe una tragedia se rimanesse un’opera incompiuta». Il richiamo anche dalla sponda della maggioranza è all’interesse pubblico. Lo fanno il sindaco Samuele Lippi e i capogruppo Pd Mauro Niccolini e Dem Massimo Gentili.
Il capogruppo di Per Cecina Fabio Stefanini parla di «un villaggio turistico con un porto incorporato». E di una situazione da «prendere o lasciare». Sceglie di astenersi. E così fa la capogruppo dei 5 Stelle Rosanna Farinetti: «Inopportuno votare la variante senza che ci siano le fideiussioni». —
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