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Cancellato il divieto, dubbi sull’origine dell’inquinamento

Manolo Morandini
Cancellato il divieto, dubbi sull’origine dell’inquinamento

Arpat certifica il rientro dei parametri nei limiti di legge Interessato il tratto di mare del punto di prelievo Centro sud

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Tre giorni per cancellare il divieto di balneazione a sud della foce del fosso Renaione. Le analisi sui campioni d’acqua prelevati dai tecnici Arpat il 16 agosto fanno registrare valori nella norma. Non c’è più motivo per il mantenimento del divieto di tuffi, quello specchio di mare è idoneo a fare il bagno. Le analisi di laboratorio hanno una durata, stabilita dalla legge, di 48 ore e solo trascorso questo tempo l’esito può essere validato. Da qui il tempo trascorso tra i due controlli.

Restano due punti interrogativi. Il primo è capire che cosa abbia determinato l’inquinamento rilevato nei campioni d’acqua prelevati il 14 agosto. Un prelievo suppletivo rispetto ai controlli routinari, scattato dopo le segnalazioni di schiume bianche e acqua maleodorante. È il pomeriggio del 14 agosto quando alcuni bagnanti si rivolgono alla polizia municipale di San Vincenzo e all’Arpat per comunicare quanto sta accadendo alla foce del fosso del Renaione. E che qualcosa non abbia funzionato a dovere in occasione della pioggia lo certificano quei risultati delle analisi. Già a 24 ore dall’avvio delle analisi viene comunicato l’esito sfavorevole, con valori ampiamente oltre i limiti di legge: l’acqua nel tratto di mare Centro sud, per un gioco di correnti, non è idonea alla balneazione. La comunicazione da Arpat arriva a tarda sera, quando la giornata di Ferragosto in spiaggia volge al termine.

Il 18 agosto l’esito delle contro analisi è accompagnato dai valori che avevano fatto scattare il divieto: 24.196 MPN/100 ml di escherichia coli rispetto a un valore limite di 500 MPN/100 ml ed enterococchi intestinali superiori a 24.196 MPN/100 ml a fronte di un limite di 200 MPN/100 ml.

L’altro interrogativo è sull’operato del Comune di San Vincenzo. Le analisi di laboratorio hanno una durata, stabilita dalla legge di 48 ore ma quando il superamento dei parametri, in particolare escherichia coli ed enterococchi intestinali, è già evidente a 24 ore dall’inizio delle analisi, viene comunque comunicato al sindaco del Comune competente per l’adozione dei provvedimenti a tutela della salute dei bagnanti. In attesa delle analisi di verifica delle condizioni di balneabilità da parte di Arpat pertanto deve scattare il divieto di balneazione preventivo. Eppure, non c’è traccia di provvedimenti che siano stati presi da parte del sindaco di San Vincenzo Massimo Bandini sia sull’albo online del Comune di San Vincenzo che sul resto dei canali gestiti dall’ente. —

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