Perde la casa per avere ragione sullo Stato Esproprio illecito per costruire la Variante
Il caso è finito a Strasburgo all’esame della Corte europea dei diritti dell’uomo, entro l’estate è atteso il pronunciamento
cecina
L’Anas lo espropria per costruire la Variante Aurelia senza liquidarlo. Poi arriva la Sat, che ha firmato la concessione con Anas su un pezzo di Variante per costruire l’autostrada. Aveva 39 anni il protagonista di cui non pubblichiamo le generalità per questioni di privacy. È il 1981. Tre gradi di giudizio confermano che si è trattato di illecita acquisizione usurpativa di 3 ettari della sua azienda agricola a Collemezzano. Il risarcimento dallo Stato però non è mai arrivato. A 77 anni continua a resistere. Combatte. Anche di fronte all’assurdo di una giustizia lumaca che si è spinta al pignoramento della sua unica abitazione. «Sono disilluso, ma determinato a far sapere che cosa accade in Italia».
Nella trama di una vicenda in cui la ragione è dalla sua parte c’è un filo impazzito. Nel 2004 il consulente tecnico chiamato dalla Corte d’appello per eseguire una nuova perizia dei danni presenta il conto. E in virtù del principio della solidarietà provvisoria nel 2005 ottiene che a pagare sia il coltivatore e non la società dello Stato. «Le mie proposte di farlo a rate o vincolando una quota della mia modesta pensione non sono mai state accettate dalla controparte». Risultato? Dopo aver tentato la strada del pignoramento dei beni mobili nel 2009 viene aggredita la sua casa. Servono 12 incanti per arrivare all’aggiudicazione. Il 20 luglio di quest’anno il bene viene trasferito all’acquirente. La prospettiva è di finire in mezzo alla strada, con in tasca le carte di un assegno che avrebbe potuto cambiare il corso delle cose ma che lo Stato non ha mai onorato.
Tutto inizia nel 1981. Quando subisce l’occupazione d’urgenza per la realizzazione della Variante. Si procede all’esproprio di 3 dei 16 ettari di proprietà del coltivatore. Un’operazione che definisce «devastante per la mia azienda, perché la Variante ha tagliato in due i possedimenti rovinando diverse piantagioni e costringendomi a ingenti investimenti per sistemare quanto rimasto. Ho dovuto comprare anche dei nuovi mezzi per passare sotto il cavalcavia della Variante».
L’esproprio in questione arriva senza il relativo decreto e senza il relativo indennizzo. Siamo davanti a un’occupazione illegittima: illecita acquisizione usurpativa diranno le sentenze. Per questo motivo nel 1992 fa causa alla società Sipa che allora gestiva gli espropri per conto di Anas. Nel 2001 il Tribunale di Livorno condanna Sipa, controparte per conto Anas, al pagamento di 579 milioni di lire. La sentenza è impugnata da entrambe le parti: nel 2007 la Corte d’appello di Firenze dà ragione al coltivatore, che nel frattempo vede aumentato il risarcimento a 700mila euro.
Tutto risolto? No, è da qui che iniziano i problemi. Perché la Sipa va in amministrazione straordinaria e si vede congelato il maxi risarcimento deciso dal giudice. Niente soldi, dunque, «e con la beffa che il consulente tecnico d’ufficio, nominato dal giudice per l’appello, procede all’incasso forzoso per il pagamento di 10mila euro dovuti come compenso del suo lavoro nei miei confronti e non dello Stato». Nel 2009 si rivolge alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che ammette subito il suo ricorso. «A febbraio 2013 il governo italiano chiede la sospensiva garantendo alla Corte di voler proporre la trattativa stragiudiziale del risarcimento. Ma da allora non ho mai ricevuto una proposta e tutti gli anni l’ho segnalato alla Corte». A marzo di quest’anno da Strasburgo, sede della Corte di giustizia, riceve la comunicazione che nella prima sessione utile sarà presa la decisione sul suo caso, e comunque entro l’estate. Nel frattempo tutto precipita. La sua casa è venduta.
C’è anche dell’altro. A valutarlo è la Procura della Repubblica di Livorno. C’è una indagine che ruota sulla perizia di stima sul valore dell’abitazione. Ma il giudice dell’esecuzione immobiliare, seppur messo a conoscenza dei fatti, non ha ritenuto di sospendere la vendita all’asta. Neppure in attesa del prossimo pronunciamento della Corte europea. La casa a fronte di un valore di 900.000 euro è stata aggiudicata a poco più del 10% del valore iscritto nella perizia, che è al centro delle indagini. —
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