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Bagnino, il mestiere che non piace più: lo sfogo del decano “Banana”
Bruno Bani da 43 anni vigila sulla sicurezza in spiaggia a Marina di Castagneto. «Stupisce che nemmeno i figli di ex bagnini abbiano ereditato questa passione»
CASTAGNETO CARDUCCI. «È cambiato tutto. La maggior parte dei ragazzi non è attratta da questo lavoro. E mi stupisce che nemmeno i figli di ex bagnini abbiano ereditato questa passione. In attesa di un’occupazione diversa, in un periodo di pausa dagli studi. Niente, non si trova nessuno. Attualmente mi occupo della spiaggia, ma faccio fatica anche a trovare gente per qualche ora al giorno». È la fotografia a tinte fosche scattata da Bruno Bani, in arte Banana, bagnino storico con 43 anni di esperienza alle spalle, attivo alla Tana del Pirata di Marina di Castagneto. E conferma lo stato di emergenza che ha spinto il Comune di San Vincenzo ad affidarsi a una società di Mazzara del Vallo per garantire un minimo di sicurezza sul litorale in corrispondenza del parco di Rimigliano.
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A rimarcare l’assenza di aitanti giovani autoctoni e pronti a scendere in spiaggia armati di salvagente sono le cooperative, le associazioni, i comuni, insomma tutti quelli che si occupano di reclutamento di bagnini. L’ultimo caso, con tanto di polemica politica da parte del consigliere regionale della Toscana in quota Lega Roberto Biasci è proprio l’affidamento in via diretta alla ditta siciliana Azzurra Servizi Srls di tre postazioni a Rimigliano dopo che altre realtà locali hanno alzato bandiera bianca.
Troppi rischi? Orari pesanti? Stipendi bassi? Che cosa ha contribuito a far perdere interesse alla figura del bagnino tanto decantata dalla cultura nazionalpopolare? «In pratica i modelli culturali di un tempo non ci sono più. Posso permettermi di dire – continua Bani – visto che il prossimo anno vado in pensione, che è cambiato proprio il rapporto tra le persone. Prima il bagnino era considerato un personaggio, un punto di riferimento sulla spiaggia, una sorta di professore che quando entra a scuola gestisce i suoi scolari. Così era il bagnino che gestiva al meglio la spiaggia e i suoi bagnanti. Gli orari non erano così rigidi, finché c’era gente in spiaggia tu vigilavi. Poi è cambiata anche la cultura del mare, in passato erano tante le persone che non sapevano nuotare». Che prosegue: «Adesso vedi questi bravi ragazzi, molto preparati atleticamente, ma magari un po’ troppo stretti nelle regole. Stanno fissi sulle torrette, credo per il regolamento rigido a cui sono sottoposti. Non possono muoversi, sembrano robot». E sottolinea: «L’unica cosa positiva è che i bagnini entrano in servizio alle 10, e in questo sono avvantaggiati. Noi a quell’ora, in passato, avevamo già fatto tutta la spiaggia. Fino a circa dieci anni fa fare il bagnino ti riempiva di soddisfazioni, oggi forse non è più così. Lo scacco generazionale ma anche l’esagerata burocrazia sta scoraggiando la sopravvivenza di alcune professioni».
«Senz’altro quello del bagnino è un ruolo di responsabilità e non è più pagato come prima. Noi assumiamo regolarmente con stipendio secondo contratto nazionale ma ci sono tanti altri che fanno trattamenti diversi». È quanto sostiene Marco Maielli presidente di Lifeguard Costa Ovest Srl, la società che gestisce i piani di salvamento a Castagneto Carducci e San Vincenzo e a cui fanno capo 60 bagnini. «Il bagnino inoltre rischia sul piano penale, e questo non va dimenticato – conclude –. Per quanto riguarda il caso a San Vincenzo credo che lì ci sia stato semplicemente un problema di tempistica. Il bando è uscito tardi e in molti si erano già organizzati».
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