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Marmi di Maremma ricorso al Tar contro il Comune
Castagneto, contestata la Variante al piano strutturale Le norme tecniche limiterebbero le capacità estrattive
CASTAGNETO CARDUCCI. Si torna alle carte bollate. È del 4 giugno il ricorso al Tribunale amministrativo regionale della Toscana (Tar) della Marmi di Maremma Srl per chiedere l’annullamento della delibera numero 22 del 12 marzo del consiglio comunale di Castagneto Carducci. Ovvero della “Variante al piano strutturale per recepimento del Piano delle attività estrattive e di recupero della Provincia di Livorno (Paerp). Approvazione delle controdeduzioni alle osservazioni”, nella parte in cui ha rigettato parzialmente l’osservazione presentata dalla ricorrente. In pratica, viene contestata la scelta di mantenere la classificazione di porzioni delle aree estrattive “Il Romitorino” e “Valle delle Dispense” come cave dismesse. E la questione è determinante, perché influisce sulla potenzialità estrattiva del sito.
È dell’1 febbraio l’osservazione presentata per conto della Marmi di Maremma dallo studio legale Buffoni Cardone in cui si chiede di prevedere all’articolo 31 bis delle Norme attuative la riattivazione delle cave dismesse nel caso il giacimento presenti potenzialità produttive ulteriori e che la concessione dell’autorizzazione comporti automatica variante al Regolamento urbanistico, con la classificazione dell’area quale area estrattiva. La questione è di sostanza, nonostante il gergo tecnico non la renda evidente. La controdeduzione accoglie solo parzialmente l’osservazione. Nell’articolo indicato viene specificato che nel caso vi sia compresenza di un’area estrattiva e di una di cava di smessa, gli interventi ammessi nella prima sono estendibili anche sulla seconda. Niente di più. E a quanto pare per la Marmi di Maremma non è sufficiente.
Comune e società tornano quindi a confrontarsi in un’aula di giustizia. Il precedente è ancora fresco. La Marmi di Maremma a settembre 2017 si era rivolta al Tar per accelerare i tempi di riapertura della cava chiusa dagli anni Ottanta. Un fronte di 12 ettari all’interno di una proprietà di 106, dentro i confini amministrativi di Castagneto ma con inevitabili riflessi su San Vincenzo. Il ricorso sull’operato del Comune di Castagneto Carducci è stato respinto perché infondato. La sentenza è dell’8 febbraio.
Resta in sospeso un precedente ricorso del 2015 della società contro il Comune, in cui si contesta la scelta di disporre la verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale (Via) il progetto di coltivazione. Ma di questo non è ancora stata fissata neppure la prima udienza. Ed è stato superato dagli eventi.
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