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I soldi del 5 per 1000 per prevenire gli sfratti
Pochi ma preziosi a fronte di una spesa comunale di 360.000 euro l’anno Mano tesa ai morosi incolpevoli, già seguite 103 famiglie cecinesi
CECINA. Novantuno contribuenti. Anzi, appena lo 0,33% dei cecinesi. Questa la percentuale di chi nel 2014 ha deciso di destinare la quota del 5 per mille della sua imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) al Comune. La scelta non costa nulla e alla fine di maggio si è tradotta in una mano tesa a tredici famiglie in condizioni di grave disagio sociale. I soldi arrivano da Roma. Le cifre oscillano da 100 a 250 euro e l’ente locale provvederà a versarle ai proprietari degli alloggi a riduzione della morosità degli affitti. In totale 2.502,32 euro. Una goccia nel mare dell’emergenza casa che lo scorso anno ha richiesto spese per 396.000 euro, di cui il 78% di risorse messe sul piatto dall’amministrazione comunale. «Il 5 per mille deve essere destinato ad attività di tipo sociale – afferma l’assessore al Sociale di Cecina Lia Burgalassi –. Tutte attività che sono trasferite alla Società della salute ad eccezione dell’emergenza abitativa che gestiamo direttamente». E a scanso di equivoci sottolinea: «Si tratta di contributi assegnati sulla base di un regolamento specifico, che tra l’altro prevede per il richiedente che sia stabilmente residente in città da almeno 2 anni. E ovviamente non sono ammesse situazioni di irregolarità in caso di cittadini stranieri».
Lo scenario. I dati del triennio 2015-2017 sono indicativi: 656.000 euro alla voce interventi per l’emergenza abitativa attraverso l’erogazione di una quota a copertura dei canoni d’affitto per prevenire lo sfratto per morosità incolpevole, quando, per esempio, l’inquilino non è più in grado di pagare l’affitto perché ha perso il lavoro.
Tra gli strumenti a disposizione del Comune ci sono sei roulotte estive nei campeggi del territorio (in inverno le famiglie che ci vivono vengono trasferite nei residence), dieci appartamenti di proprietà del Comune, 34 appartamenti in affitto da privati con contratti brevi o lunghi, sei appartamenti di proprietà di Casalp che vengono utilizzati come previsto per fronteggiare i casi di emergenza abitativa, due esperienze di cohousing in altrettanti appartamenti di proprietà dell’ente che coinvolgono sei uomini soli. A ciò si aggiungono gli interventi di sostegno economico per 51 famiglie che hanno subito uno sfratto, con fondi provenienti dal Comune, dalla Regione e da un progetto realizzato grazie alla Fondazione Livorno.
Nuovi poveri. Li chiamano morosi incolpevoli. Sfrattati da casa perché non riescono più a pagare l’affitto. Ed è un’emergenza che non accenna a rientrare. Per provare a rompere questa spirale il Comune di Cecina ha messo in campo il progetto “Nuove povertà e sostegno alla locazione privata” con il supporto della Fondazione Livorno: tre anni per uno stanziamento complessivo di 75.000 euro a cui se ne aggiungono 85.000 euro dell’ente locale per un totale di 160.000 euro. Questi i numeri per fronteggiare l’emergenza che dalla fine del 2015 ha permesso di dare un aiuto concreto a 103 famiglie precipitate in povertà per la crisi economica, la carenza di lavoro, la disoccupazione, licenziamenti, ma anche per l’alta incidenza della spesa per la locazione sul reddito familiare. Il sostegno economico si lega a un percorso di accompagnamento, a un progetto specifico per ogni caso per superare la condizione di bisogno e sembra aver dato buoni frutti.
Rischio sfratti. La misura regionale per la prevenzione degli sfratti per morosità incolpevole, quando, ad esempio, l’inquilino non è più in grado di pagare l’affitto perché ha perso il lavoro, permette una copertura massima fino a 8.000 euro per pagare al proprietario dell’alloggio i canoni arretrati. «La dotazione è di un euro per abitante, quindi circa 30.000 euro per Cecina – dice Burgalassi –. Se il rapporto con il locatario non è deteriorato si riesce a intervenire. Lo scorso anno abbiamo fatto richiesta anche delle risorse non utilizzate dagli altri comuni della provincia, arrivando a un totale di circa 80.000 euro. Ma si deve tenere conto che Livorno e Rosignano seguono altri percorsi perché classificati ad alta densità abitativa».
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