Il presidio
Sanità, diagnostica lo spazio ai privati
Cecina, critico il sindacato Fials sul moltiplicarsi di appalti «Manca un modello per ridurre i tempi delle liste di attesa»
CECINA. L’ultimo è il bando per l’acquisto di 1.600 prestazioni di risonanza magnetica con mezzo di contrasto. «Che si aggiungono alle altre 1.500 già appaltate», sottolinea per la segreteria provinciale Fials Daniela Boem in relazione al moltiplicarsi degli avvisi di interesse rivolti alle strutture private dell’ambito territoriale della ex Azienda sanitaria 6 per svolgere prestazioni diagnostiche.
Secondo Fials «queste decisioni aziendali non sono interventi eccezionali per evitare il sommarsi dei tempi richiesti per ottenere una prestazione, in pratica non servono per “smaltire l’arretrato” ma rappresentano la scelta di aumentare i costi e appaltare progressivamente i servizi diagnostici al privato che finirà con averne il monopolio». Che aggiunge: «È sconcertante constatare come il direttore generale con il suo staff non abbia prodotto nessun modello organizzativo in grado di sconfiggere il fenomeno dei tempi di attesa».
La segretaria Boem punta il dito sulle «apparecchiature ancora imballate, inutilizzate o sottoutilizzate. È vergognoso non investire in termini di assunzioni di personale e di incentivazioni dei professionisti in servizio. Quindi viene incentivato il privato a cui l’azienda sanitaria cede la sua clientela che si rivolge allo sportello del Centro unico di prenotazione del pubblico per riceve un servizio dal privato. In questo modo l’utente viene inserito in un sistema più generale privatistico con il pericolo che si inneschi anche la rottura del rapporto fiduciario con il professionista che opera nel servizio sanitario pubblico».
Desta sospetti il moltiplicarsi «in maniera esponenziale negli ultimi anni dei tempi delle liste di attesa». «È impensabile, infatti, che sia collegato a un aggravamento generalizzato della salute cittadina o a una sproporzionata richiesta di accertamenti medici inappropriati, ci sembra invece più logico attribuirla alla riduzione del personale in servizio, all’utilizzo di apparecchiature obsolete spesso fuori uso per manutenzione o per pezzi di ricambio difficilmente reperibili. Le situazioni di emergenza possono richiedere anche interventi rapidi di soggetti esterni qualificati ma poi è necessario intervenire perché il sistema salute non debba funzionare sempre in emergenza altrimenti vuol dire che il direttore generale non è all’altezza del suo ruolo e deve essere rimosso rapidamente per fermare il progressivo declino della sanità pubblica locale e l’esternalizzazione di attività nevralgiche per il servizio sanitario».
Per il Fials «questo via libera alla privatizzazione dei servizi era prevedibile infatti è stato uno degli aspetti programmatici contenuti nella Legge Regionale 84/2015 che ci hanno portato come sindacato sin da subito a contestare questo piano di riorganizzazione del servizio sanitario regionale e che ci motiva ulteriormente a chiederne la radicale modifica». Fials a breve scenderà in piazza in tutto il territorio della Usl Nord ovest «per salvaguardare il servizio sanitario regionale dal suo progressivo smantellamento dichiarando il fallimento dell’attuale legge regionale 84 e per salvaguardare il diritto a lavorare tutelati professionalmente e in sicurezza dei dipendenti della sanità».
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