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Quel giovane turista alla Barcaccina era Ermanno Olmi
Negli anni Cinquanta il grande regista da poco scomparso arrivava in camper a Vada e ha continuato a frequentarla
Parecchio tempo fa, sto parlando della metà degli anni '50, ho avuto il piacere di conoscere e poi in seguito diventare buon amico di Ermanno Olmi, uno dei più famosi registi del grande schermo, scomparso in questi giorni. Ci incontrammo per la prima volta al ristorante-night la Barcaccina di Vada, in quegli anni locale molto alla moda gestito dal mitico Vincenzo Catarsi. Olmi durante l'estate arrivava con il suo camper parcheggiandolo proprio vicino alla Barcaccina. Di solito era ospite di Vincenzo per pranzi e cene tanto che per contraccambiarlo lo aiutava nel servizio ai tavoli. Fra le belle ragazze che frequentavano il night c'era anche una giovanissima Gabriella Pescucci, oggi affermata costumista cinematografica che può vantarsi di aver conquistato anche un premio Oscar. Ermanno cominciò a farle una corte assidua ma molto discreta.
A quel tempo Olmi era impiegato come fattorino alla Edison Volta di Milano e mi raccontò che su commissione dell'azienda aveva girato un documentario illustrante il lavoro degli operai e degli impiegati dipendenti. Per la sua prestazione quale neo regista dilettante aveva avuto i complimenti della direzione e di ciò era molto orgoglioso. Quella sua prima esperienza cinematografica fu comunque senz'altro l'inizio della prestigiosa carriera di Olmi che dimostrò subito una tendenza d'ispirazione diretta in un certo senso al superamento della corrente neorealistica. Le motivazioni artistiche di quel giovane cineasta si rivelarono invece più orientate al racconto storico, alla fiaba e alla allegoria. Questo orientamento continuò anche nei suoi successivi documentari e cortometraggi. Uno di questi ultimi Olmi lo realizzò su soggetto e sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini e segnò davvero il suo ingresso nel grande cinema. La piena conferma di quanto sopra si ebbe quando Olmi girò il suo primo lungometraggio il cui titolo era "Il posto" e narrava la storia di due giovani, un ragazzo e la sua ragazza, al loro primo impiego. A questo film seguì un altro successo, "I fidanzati", che narra la stanca unione di una coppia in crisi sentimentale. Fu la volta poi di un'altra affermazione intitolata "E venne un uomo" che era la biografia di Giuseppe Roncalli divenuto poi papa Giovanni XXIII. "L'albero degli zoccoli", fiaba contadina recitata in dialetto bergamasco uscì nel 1978. La pellicola è considerata il suo capolavoro ed ottenne la Palma d'Oro a Cannes. Dopo una lunga crisi depressiva, negli anni '80 Olmi riprese il suo lavoro e realizzò grandi opere come "Lunga vita alla signora" con cui conquistò il Leone d'Argento a Venezia e "La leggenda del santo bevitore" che gli procurò invece il Leone d'Oro. Paolo Villaggio fu poi il protagonista de "Il segreto del bosco vecchio" tratto da un racconto di Dino Buzzati. Dopo il 2000 uscì un altro suo film di notevole valore. Si trattava di "Il mestiere delle armi" che conquistò ben nove David di Donatello.
Nel marzo 2008 ci demmo appuntamento al ristorante "Il lido" di Vada di cui era titolare Mario Marconi in occasione del pranzo di Pasqua e trascorremmo insieme ad alcuni altri amici un paio d'ore piene di ricordi e di nostalgie di quelle indimenticabili giornate e di quelle interminabili nottate della nostra prima gioventù. La sua ultima fatica girata nel 2014 si intitola "Torneranno i prati" ed è la storia della vita nelle trincee della prima guerra mondiale. Ha anche scritto diversi libri e l'università di Padova gli ha conferito la laurea honoris causa nelle Scienze umane e pedagogiche. Come affiora in tutte le sue opere, il maestro Olmi era un artista di convinta e non formale fede cattolica. Era molto amico di monsignor Gianfranco Ravasi noto esponente della cultura del cattolicesimo. Qualche giorno prima della morte di Ermanno, Ravasi al telefono ha chiesto alla moglie notizie del suo grande amico. Lei ha avvicinato l'apparecchio all'orecchio di Ermanno che appena ha sentito la voce di Ravasi gli ha detto: «Grazie di esserti ricordato di me».
Aveva molte doti quali la disponibilità, la dolcezza e la sensibilità ma forse la più spiccata era il profondo e sincero sentimento della propria modestia. L'ultima volta che per caso l'ho incontrato è stata a Roma al Palazzo dell'Eur durante una convention. Mi sono congratulato con lui per il suo ultimo bel film "Torneranno i prati". E lui seriamente mi ha risposto: «Il merito del successo di questo mio ultimo lavoro va tutto alla bravura degli attori ed alla alta professionalità dei miei collaboratori».
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