Il presidio
Porto di Cecina: c'è un gruppo organizzato, 38 soci incalzano la Spa
Tra le richieste al Cda e al collegio dei sindaci il bilancio e l’elenco degli azionisti. Nessuna strumentalizzazione: «Vogliamo salvaguardare il nostro investimento»
CECINA . Il segnale viene recapitato in forma di lettera raccomandata. All’indirizzo della Porto di Cecina Spa arriva la missiva con cui 38 azionisti della società, di cui si fa portavoce Danilo Volterrani, escono da quello che definiscono un «prolungato letargo» e «a fronte delle crescenti preoccupazioni per le vicende del porto» avanzano cinque richieste al presidente del consiglio di amministrazione Giuliano Matteoli e al collegio sindacale.
Intanto, chiedono che il bilancio della società sia di tipo ordinario «con maggiori elementi di dettaglio, e non semplificato com’è adesso, quindi più rispettoso verso un azionariato diffuso come il nostro e pubblicato sul sito della società, con tutta la documentazione, per la visione dei soci nei 15 giorni antecedenti l’approvazione». E che l’approvazione del bilancio «sia il primo adempimento dell’ordine del giorno dell’assemblea».
Nella partita del rinnovo delle cariche sociali i 38 azionisti chiedono di poter giocare ad armi pari. E a questo proposito vogliono «avere accesso all’elenco dei soci con i relativi indirizzi e recapiti di posta elettronica o cellulare. Questo affinché ciascuno possa interloquire, a sua discrezione, con gli altri consociati per il rinnovo delle cariche sociali con le stesse possibilità degli altri soci del consiglio di amministrazione che invece hanno accesso, solo essi esclusivamente, a tutti i riferimenti dei soci».
Vorrebbero che l’accesso all’assemblea fosse «limitato ai soci aventi diritto e precluso a mogli e parenti». E ciò per evitare quello che definiscono l’effetto clacche, ovvero gli applausi non sinceri che segnano il confronto. E che per il rinnovo delle cariche sociali «ogni candidato, compreso quelli a fine mandato, presenti il suo curriculum vitae con esperienze e competenze professionali, titolo di studio, professione svolta, gli incarichi societari avuti negli ultimi 3 anni e quelli in essere». Curricula dei candidati che «dovranno essere presentati nei giorni antecedenti l’assemblea, disponibili per la visione dei soci e pubblicati sul sito della società».
L’altro nodo che i 38 soci vorrebbero sciogliere sono la gestione degli ormeggi e la manutenzione che la società Porto ha affidato a Cecina Servizi Portuali Srl, di cui la Spa è azionista unico. A questo proposito chiedono che venga nominato un «sindaco revisore per il controllo del bilancio della società Cecina Servizi Portuali Srl». E sottolineano: «Sarebbe un fattore di informazione e controllo». Specie sulle spese e le tariffe rimesse ai soci per i servizi resi.
Nella lettera si sottolinea che «si tratta di semplicissimi e ovvi adempimenti, che nelle Spa, soprattutto ad azionariato diffuso come il nostro, dovrebbero essere presenti senza necessità di alcuna richiesta». Volterrani sottolinea che si tratta di un «preciso segnale di presenza della forte preoccupazione che si evince e serpeggia tra moltissimi soci sulla gestione e gli sviluppi condotti dalla società. E ciò va ben oltre gli azionisti firmatari della lettera che, per molteplici ragioni, hanno preferito rimanere nell’anonimato». Tra l’altro per chi volesse prendere contatti con il gruppo dei 38 c’è un indirizzo di posta elettronica: soci.portocecina@gmail.com.
«Del resto, vorremmo salvaguardare il nostro investimento al di là di qualsiasi strumentazione di sorta – sottolineano i 38 soci a chiusura della lettera raccomandata inviata alla Porto Spa –. Tutti noi vogliamo il bene del porto, che abbiamo del resto costruito con le nostre risorse. L’auspicio è che si possa fare un gruppo sempre più consistente per essere pronti, nei giusti tempi e con ponderata riflessione, a intraprendere tutte le eventuali iniziative necessarie in forma collettiva, a tutela dell’investimento e del godimento dei nostri posti barca. Questo soprattutto, qualora si configurasse un possibile deteriorarsi della situazione societaria, che nessuno del resto vuole augurarsi».
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