Il presidio
Le priorità nei due presidi prima dell’unificazione
CECINA. Alcune istantanee danno la dimensione dei problemi. E introducono le proposte messe nero su bianco dalle segreterie Cgil, Cisl e Uil per dare «credibilità» alla riorganizzazione dei servizi...
CECINA. Alcune istantanee danno la dimensione dei problemi. E introducono le proposte messe nero su bianco dalle segreterie Cgil, Cisl e Uil per dare «credibilità» alla riorganizzazione dei servizi socio-sanitari delle Valli Etrusche, a cominciare dalla messa in rete degli ospedali di Cecina e Piombino. Il documento è nelle mani dei sindaci dei sedici comuni e dei vertici dell’Azienda Usl Toscana Nord ovest. «Il progetto, che giudichiamo un passo in avanti, si misura sulle risposte che arriveranno alle priorità per preparare i presidi di Cecina e Piombino alla loro effettiva unificazione e per cui non c’è bisogno di aspettare il Piano attuativo locale (Pal) per realizzarle – affermano Monica Cavallini (Cgil), Donatella Parrini (Cisl) e Paolo Camelli (Uil) –. Servono atti aziendali concreti per evitare di perdere altro tempo». Che aggiungono: «Il tempo degli studi è finito, servono fatti. Non staremo alla finestra a osservare gli eventi».
Dalle scelte di riequilibrio territoriale non compiute con la necessaria determinazione, affinché la media e bassa complessità siano diffusa il più possibile nelle zone, come invece indicato dal decreto Balduzzi. Al tasso di occupazione dei posti letto, che «racconta una parte del forte disagio espresso dagli operatori e dai cittadini». A Cecina nel 2012 si attestava al 61% e nel 2016 al 70%, mentre a Piombino si è passato dal 55 al 65%.
«Abbiamo un incremento delle produttività dal 15 al 20 % – dicono i sindacalisti –. Il che associato alla riduzione degli organici ha prodotto una rottura tra operatori e azienda e tra questa e i cittadini». E sottolineano: «Un esempio chiaro viene dalla precoce deospedalizzazione. Si sono accelerate le dimissioni senza aver costruito la rete delle cure intermedie, scaricando sulle famiglie un peso insostenibile di assistenza». L’altro dato è l’indice di fuga che a Cecina è stabile al 39% mentre a Piombino è cresciuto nel 2016 del 3% dal 2012, attestandosi al 38%. «Circa il 90% della mobilità passiva è rappresentata da prestazioni di bassa e media complessità. Proprio quelle che il decreto Balduzzi e la programmazione Toscana volevano tornassero negli ambiti zonali».
Le segreterie Cgil, Cisl e Uil chiedono più servizi 118 attrezzati per le patologie tempo dipendenti - infarto miocardico acuto, ictus e grandi traumi - con gestione diretta dell’Azienda sanitaria, con medici ed infermieri dedicati. Ma anche la qualificazione per le attività specialistiche mediche e chirurgiche con l’attivazione delle Unità operative semplici dipartimentali. «Per l’azienda non sono un costo aggiuntivo ma per i medici sono una forte gratificazione professionale in quanto li rende paritari nel dipartimento a tutti i direttori – sostengono –. Quindi se la nascita di una zona Cecina-Piombino, su cui gravita un fortissimo turismo, e la zona Elba non consente di avere pari dignità come Livorno, Pontedera, Viareggio, Lucca e Massa, allora è una bufala e non ci piace». Si tratta di urologia, otorino, oculistica, il coord (tumori), diabetologia, pneumologia e reumatologia.
I sindacati chiedono di rafforzare la diagnostica nei due presidi «anche per poter realizzare la tanto richiesta guardia attiva nel periodo da maggio a settembre». Ma anche i posti letto delle cure intermedie: «Vanno attivati ora perché servono ai cittadini in ragione di quello che già è stato fatto in termini di riorganizzazione della rete ospedaliera». C’è poi il tema di un nuovo pronto soccorso a Piombino, allineato con il blocco operatorio e la diagnostica e «se e quando ci sarà con l’emodinamica». Ma anche il nodo del punto nascita a Piombino: «Nel Piano attuativo locale sforzatevi di dare una alternativa possibile al rischio di chiusura – dicono Cavallini, Parrini e Camelli –. Un punto nascita in rete può garantire alle donne della Val di Cornia eccellenti servizi in continuità con quanto è stato fatto fino ad oggi. Si può dire che a Piombino siamo sotto i 500 parti ma non si può affermare che non si nasca nella sicurezza. Quindi è possibile mantenere un’eccellente diagnostica e il parto fisiologico».
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