Demanio, vince il porto: i canoni vanno ricalcolati
Il Tar ha accolto i ricorsi di Cala de’ Medici su sei annualità
ROSIGNANO. Ci sono voluti dieci anni, una lettura ad hoc della Corte Costituzionale, un confronto tra i vari tribunali, ma alla fine il porto l’ha spuntata. Il Tar della Toscana ha accolto in blocco i ricorsi presentati tra il 2012 e il 2017 dalla società Cala de’ Medici contro l’aumento dei canoni demaniali, arrivato dopo la finanziaria del 2006. Le somme da destinare allo Stato saranno quindi ricalcolate e in buona sostanza torneranno nei ranghi precedenti, prima che iniziasse questo contenzioso che ha investito tutti i porti turistici italiani. E in questo senso nel porto di Rosignano c’è una certa soddisfazione. «Tutti i porti italiani hanno puntato sull’incostituzionalità del valore retroattivo della finanziaria 2006, mentre noi invece abbiamo optato per criteri di ragionevolezza, per cui c’è differenza tra pagare un terreno e pagare una struttura - spiega l’ad Matteo Italo Ratti - E il Tar, per primi in Italia, ci ha dato ragione».
Lo spartiacque del contenzioso è stata appunto la manovra finanziaria del 2006 (secondo governo Prodi), entrata in vigore nel 2007. Fino ad allora, i canoni demaniali per i porti turistici erano calcolate solo sui terreni e gli specchi d’acqua dati in concessione ai privati; dal 2007, invece, i canoni si sono allargati anche alle strutture comprese su terreni. Una bella differenza in termini di spesa. Per fare un esempio terra terra: un terreno viene preso in affitto a mille euro al mese per costruirci una villa e una volta costruita il proprietario chiede l’affitto anche per la villa stessa. In termini di bilancio, significa gonfiare non poco le uscite rispetto alle previsioni iniziali, limitate all’affitto (il canone) e alla costruzione della villa (del porto). Nel caso specifico di Cala de’ Medici, l’insieme dei canoni maturati dal 2007 in poi ammontano a ben oltre il milione di euro: tanto ha chiesto il Comune di Rosignano, per conto del Demanio (dello Stato), alla società dando un valore retroattivo alla norma introdotta dalla finanziaria. I porti italiani sono corsi a dichiarare l’incostituzionalità della retroattività sulle concessioni rilasciate prima del 2007 e i Tar prima e il Consiglio di Stato poi, dichiarandosi non competenti, si sono appellati alla Corte Costituzionale per avere un parere, arrivato nel 2017. Questo il verdetto: la retroattività non è incostituzionale, ma i canoni devono essere calcolati «soltanto sull’utilizzo del suolo e non anche i manufatti», come si legge nella sentenza del Tar emessa martedì, con cui il collegio, ricevute le linee guida della Corte Costituzionale, ha raccolto i sei ricorsi presentati da Cala de’ Medici su altrettante annualità, accogliendoli in blocco. «Annulla gli atti impugnati e dispone la nuova determinazione dei canoni», continua la sentenza.
Un ricalcolo quindi, da applicare soltanto sul suolo e gli specchi d’acqua già compresi nella concessione fino alla sua scadenza, fissata al 2049 (ha una validità di 50 anni); soltanto dopo, quando verrà stipulata (o rinnovata) la concessione lo Stato potrà chiedere canoni anche sulle strutture, che a quel punto saranno di sua proprietà, come previsto dagli accordi. Ma per questa seconda puntata c’è ancora un sacco di tempo.
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