Il presidio
Moderno Alighieri s’immagina Riina alla corte di Minosse
Premio nazionale, il liceale riscrive un canto dell’Inferno Il 12 marzo sarà a Sant’Ilario per ritirare il riconoscimento
CECINA. Appassionato di teatro e buone letture, Giacomo Giomi ha vinto il concorso Apocrifo dantesco anacronistico componendo un canto dell’Inferno in cui, in venti terzine, ha tratteggiato la figura di Totò Riina collegandola alle stragi mafiose e agli uomini di legge che dai primi anni ‘90 le hanno combattute. Il protagonista di questa storia, che frequenta la 4ª D scientifico all’Enrico Fermi, ritirerà il primo premio nazionale lunedì 12 al liceo San Gregorio Magno di Sant’Ilario d’Enza, in provincia di Reggio Emilia. L’istituto che ogni anno organizza la gara con il patrocinio della Società Dante Alighieri. La quinta edizione premia dunque un ragazzo di Castagneto, bravissimo in tutte le materie, nato nel 2000.
«Ho saputo dell’iniziativa leggendo il testo di Samuele Bianchi, lo studente del classico che lo vinse nel 2015, e mi sono subito appassionato. Da metà novembre – dice Giomi – ho iniziato a scrivere i primi appunti sul telefonino inviando il testo completo, dopo averlo controllato a casa e riletto più volte, il 28 dicembre». Con somma soddisfazione della preside Tania Pascucci, della vice Patrizia Pilegi e della sua professoressa di italiano Fiorella Creatini. Il titolo, “Totò Riina alla giuria di Minosse”, dice molto. Coniuga la cultura e l’approfondimento al senso di legalità. Il percorso di Giomi inizia due anni fa con alcune lezioni di storia della mafia e dell’antimafia promosse dal Comune di Castagneto in sinergia con l’associazione Libera. E con il viaggio di tre giorni a Palermo e a Corleone, il paese natale del Capo dei capi. «Dove abbiamo dormito in alcuni appartamenti a lui confiscati. Rimango dell’idea che, per poter combattere la mafia, la gente debba conoscerla. Esiste in quanto ci sono luoghi in cui viene accettata. E cresce, controllando ad esempio il traffico di droga. Nel nostro Paese il problema è purtroppo poco approfondito».
Raggiungere la Sicilia, vedere con i propri occhi il contesto storico legato al boss percorrendo le stradine della piccola cittadina è stata un’esperienza. Così come scoprire la vita e le attività dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nomi scolpiti nella memoria degli italiani che hanno vissuto le stragi del 1992 e compreso la dimensione del terrore. Giacomo ha conquistato il prestigioso riconoscimento a pari merito con un altro partecipante. Conferma, con poche parole, di essere contento e consapevole di avere lavorato con impegno. L’esito non era però scontato.
Simpatico e modesto, non si sbilancia nemmeno sul futuro. Dopo l’esame di Stato, a giugno 2019, si iscriverà all’università, forse a matematica oppure a fisica. Intanto frequenta i corsi di teatro al Fermi e all’Artimbanco, «perché mi piace e, tra tutte le arti, è il più coinvolgente, complice l’elemento umano e la possibilità di scoprire noi stessi». La preside e le colleghe, come i compagni di classe, si sono congratulati stringendogli la mano e ricordando che le eccellenze vanno valorizzate. Per lui, questa è soltanto un’altra tappa del cammino personale e scolastico. Che si aggiunge al 1º posto nella scuola ai recenti Giochi di Archimede, al 30º a livello nazionale alle Olimpiadi di matematica della Bocconi di Milano nel 2014-15, ancora al primo a quelle di italiano nel 2016-17. «Un sogno? Lavorare al Cern, il centro di ricerche nucleari di Ginevra, o insegnare in ateneo. Ma sono solo idee».
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