Sicurezza
I musicisti scrivono a Portoferraio: «Non toccate Pietro Gori il difensore degli ultimi»
48 musicisti di Cecina, Rosignano, Castagneto e Livorno scrivono al sindaco di Portoferraio: «In quella piazza vorremmo intonare le sue canzoni-poesie»
ROSIGNANO. Un appello artistico per Pietro Gori, l’avvocato “degli ultimi”, alfiere dell’anarchia e fine intellettuale. Precursore dei tempi, apriva i suoi comizi cantando e suonando la chitarra. Politica e musica anche adesso si fondono: sono infatti i musicisti dei Cori dell’Anpi (l’Associazione partigiani d’Italia) di Rosignano e Castagneto Carducci a firmare la petizione rivolta al sindaco e alla giunta comunale di Portoferraio, dove Pietro Gori morì nel 1911. L’attuale sindaco Mario Ferrari ha cancellato il suo nome dalla piazza centrale, reintitolandola ad un ex sindaco, Giovanni Ageno, uscito innocente da un processo per corruzione a tre anni dalla morte.
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L’appello parte da Rosignano, che lega la sua storia a Pietro Gori (sepolto nel capoluogo, dove ci sono una piazza e un museo a suo nome). Dice Giacomo Luppichini, storico ex presidente dell’Anpi rosignanese: «Vorrei ricordare al sindaco di Portoferraio che a Rosignano furono i fascisti, che ne mutilarono anche la statua, nel 1922 a cancellare piazza Gori, con un vergognoso consiglio comunale. La intitolarono a uno squadrista; nel dopoguerra la piazza fu restituita al suo legittimo titolare». Passato e presente. Perché ora, si chiede Luppichini, scegliere proprio piazza Gori per la nuova intitolazione? Ma i musicisti dell’Anpi non si danno per vinti e si rivolgono al sindaco e al presidente del consiglio comunale di Portoferraio. «Siamo un coro dell'Anpi - scrivono - che nel suo repertorio ha canti di Pietro Gori, della Resistenza e popolari in egual misura. Siamo volontari e ci autofinanziamo (salvo un piccolo aiuto dell'Anpi per le spese). Siamo rimasti molto colpiti e addolorati dal provvedimento del Consiglio comunale. I suoi contemporanei ne avevano capito il valore, se due ali di folla lo applaudirono in tutte le stazioni quando a seguito della morte avvenuta l’8 gennaio 1911 la salma fu portata da Portoferraio a Rosignano dove fu sepolto. I contemporanei lo avevano compreso e seguito se in America arrivava a fare 400 comizi in un anno, e li iniziava con la sua chitarra per intonare la sua "Addio a Lugano", o "Nostra Patria è il mondo intero", note a tutto il mondo. Certo non l’hanno capito i nostri contemporanei - prosegue la lettera - se nei libri di scuola non è rammentato, se la sua piazza viene cancellata. Più che anarchico era il difensore non violento degli ultimi. E questo non piaceva, se ogni primo maggio veniva preventivamente carcerato senza motivo. Noi lo amiamo più che per gli scritti o per le sue idee, per le sue canzoni, che sono poesie, che quando le hai cantate dici spontaneamente: "Come é bella!" Anche per i gusti di oggi. Ecco, avremmo voluto dirle: “Signor sindaco, siamo un Coro goriano, vorremmo venire a cantare dove lui è stato, a Portoferraio: "Inno dei lavoratori del mare", "Inno del 1° maggio", "Sante Caserio", "Stornelli dall'esilio"....” Invece con rammarico siamo costretti ad occuparci di altro e a chiederle di ripensare la decisione di cambiare il nome alla piazza da un difensore (legale) disarmato delle vittime dell'ingiustizia, con una vittima della malagiustizia. Siamo certi però di aver colpito la sua sensibilità di primo cittadino, e le rivolgiamo appello a ripensare alla decisione».
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