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Quel volo dei falchi che scaccia i piccioni

di Leondina Marulli
Quel volo dei falchi che scaccia i piccioni

I risultati dell’intervento eseguito al cimitero comunale

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CECINA. Restituito il giusto decoro e pulizia al cimitero di Cecina. La colonia, composta da oltre 300 piccioni, che aveva preso possesso dei loculi vuoti e dei cornicioni, in particolare nel corridoio dell’ingresso principale, è stata allontanata nel giro di un paio di mesi. E il merito è dei falchi addestrati, capaci di spaventare i piccioni e farli allontanare.

«Lei si chiama Camilla, ha 12 anni e pesa poco più di un chilo», spiega il falconiere Lorenzo Tartarini, 27 anni residente a Massa Carrara, contattato dall’amministrazione comunale nel tentativo di restituire il giusto decoro al cimitero letteralmente invaso dai piccioni e dal loro guano. Che aggiunge: «È una poiana di Harris, della famiglia dei falchi, di origini messicane ed è addestrata al bear control, quello che secondo me è l’unico rimedio naturale rivolto all’allontanamento dei piccioni. Qui, al cimitero, ora è possibile dire che, dopo circa 12 interventi, sono scomparsi».

Due volte a settimana, per tre settimane circa, due falchi di Tartarini hanno presidiato l’area nelle ore del crepuscolo, quelle durante le quali i piccioni cercano un riparo sicuro dove passare la notte. E il cimitero era stato particolarmente preso di mira tanto che all’interno dei loculi vuoti i colombi avevano iniziato a nidificare.

«Dapprima il Comune è intervenuto pulendo l’interno dei loculi dai nidi e solo dopo siamo intervenuti con i falchi, sia di alto che di basso volo, tutti collegati attraverso una clip a un gps che mi permette in ogni momento di conoscerne la posizione – sostiene Tartarini –. Loro mettono in atto uno stress psicologico verso il piccione, che si sente attaccato e si allontana. Un’attività che, quando ripetuta nel tempo, fa in modo che la zona non venga più avvertita come sicura, come un posto dove essere al riparo». Si tratta di rapaci istintivamente portati all’attacco e addestrati a non cacciare perché abituati a ricevere il cibo dall’uomo, carne cruda in particolare, dotati di una capacità visiva superiore 7/8 volte a quella dell’uomo e in possesso di una stretta letale.

«La loro forza è nelle zampe, non nel becco – sottolinea il falconiere, che ha iniziato ad avvicinarsi a quest’arte all’età di 8 anni – e appena il falco è lasciato libero va subito a cercare e ad attaccare i colombi, che di conseguenza si allontanano per riposare. Alla base della falconeria c’è una profonda fiducia tra il rapace e l’uomo, che non si basa esclusivamente sul fatto che l’uomo è fonte di cibo ma su una stima reciproca. All’inizio, quando ancora la colonia era numerosa, per allontanare i piccioni che stanziavano sui tetti venivo con due falchi pellegrini, uccelli capaci di scendere anche a 300 chilometri l’ora».

Un intervento che, anche se non risolutivo in quanto di una colonia di 100 piccioni è possibile che ne restino una decina, è riuscito a trasformare l’aspetto del cimitero, al centro di numerose polemiche per via del guano presente a terra e sulle lapidi. Guano che, ad oggi, è scomparso. «Credo che falconiere si nasca – conclude Tartarini –. Ho sviluppato questa sensibilità da bambino. Attualmente ho 24 esemplari, tra cui 3 aquile. Credo che questo sia l’unico rimedio naturale per l’allontanamento dei piccioni».

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