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La maggioranza non regge all’imposta di soggiorno
di Manolo Morandini
In consiglio comunale l’occasione per il dissenso è la modifica del regolamento Valori vota con le minoranze, Gentili si astiene e gli equilibri in aula saltano
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CECINA. Il maggio cecinese è figlio della linea dura sull’imposta di soggiorno. Il fronte è tutto politico. Messe da parte le cifre e le variazioni nel regolamento dell’imposta di scopo, a carico dei turisti che soggiornano in strutture ricettive della città, la maggioranza che sostiene il sindaco di Cecina Samuele Lippi non regge. Nel consiglio comunale del 28 dicembre il punto 12 all’ordine del giorno segna una linea di confine. Non passa. E dà la misura di quanto siano sottili gli equilibri che tengono insieme le diverse anime. Gli 8 voti in quota Pd, compreso il primo cittadino, il presidente del consiglio comunale Luigi Valori approdato di recente al Gruppo misto e Massimo Gentili di Ispirazione Dem e Riformisti. E si deve all’astensione di quest’ultimo se in aula finisce 8 a 8. Ai sette esponenti dei gruppi di minoranza si unisce Valori. E tanto basta perché la modifica al regolamento non sia approvata.
Il Pd deve arrendersi. A vincere il braccio di ferro sono Valori e Gentile che più volte avevano chiesto di rivedere le scelte della giunta di ritoccare le tariffe giornaliere ma soprattutto l’allungamento del periodo di applicazione dell’imposta previsto per la stagione turistica 2018 dall’1 maggio al 30 settembre. Lo scorso anno si andava dall’1 luglio al 15 settembre. Chiedevano di salvare maggio, ma non sono stati ascoltati. Nessuna crisi però è l’ennesimo segnale di un clima che promette tempesta. E un richiamo, neppure velato, a riconoscere pari dignità alle diverse anime di maggioranza.
«Dopo l’intervento in aula del sindaco Lippi che ha manifestato l’intenzione di estendere la tassa di soggiorno a tutti e 12 i mesi dell’anno, abbiamo lamentato la mancata introduzione di una serie di accorgimenti richiesti anche dalle associazioni di categoria – dice Lorenzo Gasperini di Cecina insieme –. In particolare risulta grave, non aver accolto la proposta da me presentata di abbassare la soglia di esenzione, ovvero il numero di giorni di permanenza nelle strutture ricettive oltre i quali non si paghi più l’imposta di soggiorno, da 10 a 6 giorni in linea con quella che oggi è la permanenza media del turista a Cecina, di modo da far funzionare l’esenzione come una leva incentivante un prolungamento del soggiorno».
Ma quanto vale. Dall’imposta di soggiorno la previsione è di incassare 360.000 euro il prossimo anno, rispetto ai 181.000 del 2017. Fabio Stefanini di Per Cecina sottolinea la «difficoltà a comprendere il balzo repentino di tariffe e periodo». La capogruppo di Cecina civica Pamela Tovani: «Si chiede l’aumento dell’imposta di soggiorno se nella sua progettualità il Comune offre qualcosa in più e non perché si vuole adeguare al comune vicino». A fare di conto e mettere qualche dubbio sulla fondatezza della previsione è il consigliere di Forza Italia Paolo Pistillo. Spetta al sindaco Lippi e all’assessore al Bilancio Federico Cartei replicare sulla fondatezza della previsione. E così farà l’assessore al Turismo Antonio Costantino che in aula prima del voto ricorda: «Tariffe e periodo di applicazione sono di competenza della giunta, il consiglio è chiamato a votare le modifiche del regolamento per adeguarlo alla legge regionale e introdurre delle specifiche esenzioni». L’appello non viene raccolto. Il voto è tutto politico. Il no e l’astensione danno voce al dissenso. Valori è esplicito: «Non si tratta di un capriccio, ma di una richiesta che si fa interprete anche delle associazioni di categoria. Ho chiesto un segnale per la destagionalizzazione, eliminando l’applicazione a maggio che in cifre vale 14.000 euro. Mi pare poca cosa su una manovra di bilancio di circa 44 milioni».
Il Pd deve arrendersi. A vincere il braccio di ferro sono Valori e Gentile che più volte avevano chiesto di rivedere le scelte della giunta di ritoccare le tariffe giornaliere ma soprattutto l’allungamento del periodo di applicazione dell’imposta previsto per la stagione turistica 2018 dall’1 maggio al 30 settembre. Lo scorso anno si andava dall’1 luglio al 15 settembre. Chiedevano di salvare maggio, ma non sono stati ascoltati. Nessuna crisi però è l’ennesimo segnale di un clima che promette tempesta. E un richiamo, neppure velato, a riconoscere pari dignità alle diverse anime di maggioranza.
«Dopo l’intervento in aula del sindaco Lippi che ha manifestato l’intenzione di estendere la tassa di soggiorno a tutti e 12 i mesi dell’anno, abbiamo lamentato la mancata introduzione di una serie di accorgimenti richiesti anche dalle associazioni di categoria – dice Lorenzo Gasperini di Cecina insieme –. In particolare risulta grave, non aver accolto la proposta da me presentata di abbassare la soglia di esenzione, ovvero il numero di giorni di permanenza nelle strutture ricettive oltre i quali non si paghi più l’imposta di soggiorno, da 10 a 6 giorni in linea con quella che oggi è la permanenza media del turista a Cecina, di modo da far funzionare l’esenzione come una leva incentivante un prolungamento del soggiorno».
Ma quanto vale. Dall’imposta di soggiorno la previsione è di incassare 360.000 euro il prossimo anno, rispetto ai 181.000 del 2017. Fabio Stefanini di Per Cecina sottolinea la «difficoltà a comprendere il balzo repentino di tariffe e periodo». La capogruppo di Cecina civica Pamela Tovani: «Si chiede l’aumento dell’imposta di soggiorno se nella sua progettualità il Comune offre qualcosa in più e non perché si vuole adeguare al comune vicino». A fare di conto e mettere qualche dubbio sulla fondatezza della previsione è il consigliere di Forza Italia Paolo Pistillo. Spetta al sindaco Lippi e all’assessore al Bilancio Federico Cartei replicare sulla fondatezza della previsione. E così farà l’assessore al Turismo Antonio Costantino che in aula prima del voto ricorda: «Tariffe e periodo di applicazione sono di competenza della giunta, il consiglio è chiamato a votare le modifiche del regolamento per adeguarlo alla legge regionale e introdurre delle specifiche esenzioni». L’appello non viene raccolto. Il voto è tutto politico. Il no e l’astensione danno voce al dissenso. Valori è esplicito: «Non si tratta di un capriccio, ma di una richiesta che si fa interprete anche delle associazioni di categoria. Ho chiesto un segnale per la destagionalizzazione, eliminando l’applicazione a maggio che in cifre vale 14.000 euro. Mi pare poca cosa su una manovra di bilancio di circa 44 milioni».
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