Italia
«Due sale slot in barba ai luoghi sensibili»
San Vincenzo: Libera segnala le contraddizioni delle licenze per l’attività rilasciate di recente
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SAN VINCENZO . Due nuove attività per il gioco d’azzardo legalizzato autorizzate dalla Questura a San Vincenzo. Lo denuncia il presidio di Libera Rossella Casini, i cui rappresentanti hanno scritto al sindaco Alessandro Bandini e fatto richiesta di accesso agli atti, confermando i propri dubbi: le due attività si trovano a una distanza minore dai luoghi sensibili rispetto al minimo di 500 metri stabilito dalla legge regionale 57 del 2013.
«Una sala è già in funzione, sulla vecchia Aurelia al bivio per Piombino e l’altra nella zona pedonale lato nord – dicono dal Presidio –. A settembre abbiamo scritto al sindaco di San Vincenzo chiedendo informazioni sulla regolarità di queste nuove sale. Ci ha detto che avrebbe raccolto informazioni per poi trasmettercele. Non ricevendo altre risposte abbiamo presentato istanza formale di accesso agli atti. La lettura di questi ha confermato i nostri dubbi: le due nuove sale sono in contrasto con la legge regionale 57 del 2013, che prevede per queste attività una distanza minima di 500 metri da luoghi sensibili: scuole, chiese, centri sportivi. Dal controllo effettuato dai vigili urbani, risultano distanze di appena 115 e 368 metri da luoghi sensibili».
Da qui la decisione di Libera di chiedere all’amministrazione comunale di attivarsi immediatamente per far applicare la legge regionale, in attesa della risposta del Ministero, «essendo palese la non regolarità di queste sale scommesse. Proporremo – prosegue il presidio – un aggiornamento del Regolamento comunale dei giochi, ormai superato dalle leggi nazionali e regionali, e che ciò avvenga coinvolgendo enti e associazioni impegnate nel contrasto agli effetti negativi del gioco d’azzardo. E suggeriremo la redazione della Carta dei vincoli sui giochi d’azzardo legali che indichi i luoghi sensibili e ne delimiti le distanze entro cui tali attività non possono aprire».
Libera ricorda che a Livorno e provincia nel 2016 si sono spesi nel gioco d’azzardo legalizzato 513 milioni di euro, ossia 3. 287 euro a famiglia. «Proprio in territori che vivono situazioni di crisi – conclude il presidio – il gioco d’azzardo legalizzato appare quasi un’ancora di salvezza, ma è con esso che spesso s’infiltrano criminalità e usura, che si crea dipendenza psichica, che s’innescano dinamiche di ulteriore impoverimento di tanti a fronte di vincite di pochi, di disastri e tragedie familiari». Ciò a fronte dell’eliminazione, da parte della titolare del Bombo bar, presso il bocciodromo comunale, Antonella Sciortino, delle slot machine all’interno dell’attività, notizia che ha portato i rappresentanti di Libera a congratularsi con la sanvincenzina e a stringere con lei un accordo per l’organizzazione congiunta di attività relative all’etica dello sport e alle tradizioni dei vecchi giochi di strada. (p.f.)
«Una sala è già in funzione, sulla vecchia Aurelia al bivio per Piombino e l’altra nella zona pedonale lato nord – dicono dal Presidio –. A settembre abbiamo scritto al sindaco di San Vincenzo chiedendo informazioni sulla regolarità di queste nuove sale. Ci ha detto che avrebbe raccolto informazioni per poi trasmettercele. Non ricevendo altre risposte abbiamo presentato istanza formale di accesso agli atti. La lettura di questi ha confermato i nostri dubbi: le due nuove sale sono in contrasto con la legge regionale 57 del 2013, che prevede per queste attività una distanza minima di 500 metri da luoghi sensibili: scuole, chiese, centri sportivi. Dal controllo effettuato dai vigili urbani, risultano distanze di appena 115 e 368 metri da luoghi sensibili».
Da qui la decisione di Libera di chiedere all’amministrazione comunale di attivarsi immediatamente per far applicare la legge regionale, in attesa della risposta del Ministero, «essendo palese la non regolarità di queste sale scommesse. Proporremo – prosegue il presidio – un aggiornamento del Regolamento comunale dei giochi, ormai superato dalle leggi nazionali e regionali, e che ciò avvenga coinvolgendo enti e associazioni impegnate nel contrasto agli effetti negativi del gioco d’azzardo. E suggeriremo la redazione della Carta dei vincoli sui giochi d’azzardo legali che indichi i luoghi sensibili e ne delimiti le distanze entro cui tali attività non possono aprire».
Libera ricorda che a Livorno e provincia nel 2016 si sono spesi nel gioco d’azzardo legalizzato 513 milioni di euro, ossia 3. 287 euro a famiglia. «Proprio in territori che vivono situazioni di crisi – conclude il presidio – il gioco d’azzardo legalizzato appare quasi un’ancora di salvezza, ma è con esso che spesso s’infiltrano criminalità e usura, che si crea dipendenza psichica, che s’innescano dinamiche di ulteriore impoverimento di tanti a fronte di vincite di pochi, di disastri e tragedie familiari». Ciò a fronte dell’eliminazione, da parte della titolare del Bombo bar, presso il bocciodromo comunale, Antonella Sciortino, delle slot machine all’interno dell’attività, notizia che ha portato i rappresentanti di Libera a congratularsi con la sanvincenzina e a stringere con lei un accordo per l’organizzazione congiunta di attività relative all’etica dello sport e alle tradizioni dei vecchi giochi di strada. (p.f.)
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