Una lunga storia d’amore in quegli abiti fatti a mano
di Silvia Quaglierini
Le sarte di Rosignano Marittimo mantengono viva una tradizione antica Ecco come le signore delle “trame” vestono i figuranti della Pro Loco
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ROSIGNANO. Ago, filo e macchina da cucire. Mani leggiadre che ricamano, cuciono e confezionano per far sfilare i pezzi più pregiati, vere e proprie opere d’arte che portano in ogni ricamo, in ogni orlo, secoli di storia. Ma quanto lavoro c’è dietro alla realizzazione di un abito storico? Di chi sono quelle abili mani che lavorano le stoffe fino a farle diventare piccoli capolavori? Maria Luisa Ricci, ma tutti la chiamano Graziana, 81 anni, e Maria Meini , 72, sono le sarte che da quasi vent’anni confezionano gli abiti dei figuranti del corteo storico di Rosignano Marittimo. Le abbiamo incontrate al castello di Marittimo, nel locale dove vengono conservati gli abiti. Ci accoglie una distesa di colori, tessuti, velluti e accessori. Li hanno indossati i figuranti della Pro Loco che hanno animato l’evento promosso da Il Tirreno al castello di Marittimo “Un’altra estate” nell’agosto scorso. Ora pronti per la prossima sfilata, per la prossima storia che vuole essere raccontata e che ci trasporterà, come in una macchina del tempo, in un mondo passato e meraviglioso: quello della Corte De’ Medici. «La storia di Marittimo ci racconta che i Medici erano spesso ospiti al castello per battute di caccia e banchetti – racconta Maria – quindi abbiamo iniziato a cercare sui libri e su internet foto e documenti del Rinascimento. Il primo anno abbiamo cucito abiti per cinque coppie, cavaliere e dama, uno per rione. Poi siamo passate alla realizzazione delle bandiere, degli stendardi e altro materiale per il corteo, cercando di rappresentare ogni piccolo dettaglio».
”Graziana” supervisiona tutto. Taglia, confeziona e controlla che gli abiti vengano cuciti e ricamati seguendo le sue indicazioni. «A volte è un po’ severa” – dice Maria – “e magari ci rimprovera perché una rifinitura non è abbastanza precisa, ma è giusto così perché i suoi consigli sono sempre preziosi». Un lavoro, il loro, che spesso prosegue fino a notte fonda «perché un ricamo interrotto a metà non viene mai bene», spiegano.
«Sono tante le donne di ogni rione che, con impegno e sacrificio, hanno collaborato negli anni alla realizzazione di questi abiti – aggiunge Graziana – All’inizio ci trovavamo nella foresteria davanti al Museo, poi per un periodo siamo state ospiti del Mutuo Soccorso. Insomma, siamo arrivate a confezionare più di duecento abiti. Prima per la sola festa del patrono di Marittimo, San Nicola Da Tolentino, poi la cosa si è allargata e i nostri abiti hanno sfilato in cortei storici a Pisa, Arezzo, Pistoia. In occasione delle celebrazioni per la nascita della città di Livorno, una figurante con un nostro abito ha addirittura vinto il premio come Granduchessa di Toscana».
Spesso, raccontano, anche i turisti si soffermano incuriositi sulla soglia e chiedono di indossare qualche accessorio per farsi le foto. Un modo per fare un tuffo nel passato, alla ricerca di attimi sospesi nella storia in un mondo in cui tutto corre veloce. «Purtroppo tra i giovani nessuno sa più cucire e noi ci adoperiamo perché questo patrimonio non venga perso», concludono Graziana e Maria, mostrando un copricapo di perline, ripreso da “La dama con l’ermellino”, il famoso quadro di Leonardo Da Vinci. «Il nostro più grande desiderio sarebbe vedere questi abiti sistemati e valorizzati come meritano, per esempio all’interno di un museo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
”Graziana” supervisiona tutto. Taglia, confeziona e controlla che gli abiti vengano cuciti e ricamati seguendo le sue indicazioni. «A volte è un po’ severa” – dice Maria – “e magari ci rimprovera perché una rifinitura non è abbastanza precisa, ma è giusto così perché i suoi consigli sono sempre preziosi». Un lavoro, il loro, che spesso prosegue fino a notte fonda «perché un ricamo interrotto a metà non viene mai bene», spiegano.
«Sono tante le donne di ogni rione che, con impegno e sacrificio, hanno collaborato negli anni alla realizzazione di questi abiti – aggiunge Graziana – All’inizio ci trovavamo nella foresteria davanti al Museo, poi per un periodo siamo state ospiti del Mutuo Soccorso. Insomma, siamo arrivate a confezionare più di duecento abiti. Prima per la sola festa del patrono di Marittimo, San Nicola Da Tolentino, poi la cosa si è allargata e i nostri abiti hanno sfilato in cortei storici a Pisa, Arezzo, Pistoia. In occasione delle celebrazioni per la nascita della città di Livorno, una figurante con un nostro abito ha addirittura vinto il premio come Granduchessa di Toscana».
Spesso, raccontano, anche i turisti si soffermano incuriositi sulla soglia e chiedono di indossare qualche accessorio per farsi le foto. Un modo per fare un tuffo nel passato, alla ricerca di attimi sospesi nella storia in un mondo in cui tutto corre veloce. «Purtroppo tra i giovani nessuno sa più cucire e noi ci adoperiamo perché questo patrimonio non venga perso», concludono Graziana e Maria, mostrando un copricapo di perline, ripreso da “La dama con l’ermellino”, il famoso quadro di Leonardo Da Vinci. «Il nostro più grande desiderio sarebbe vedere questi abiti sistemati e valorizzati come meritano, per esempio all’interno di un museo».
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