Il Tirreno

Da Santa Lucia all’Arancio le baie “vietate”

di Alessandra Bernardeschi
Da Santa Lucia all’Arancio le baie “vietate”

Muri e sentieri inaccessibili per i bagnanti Dove il cemento ingabbia le spiagge

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CASTIGLIONCELLO. Tra gli arbusti di lentisco, ginepro e cisto, percorrendo viottoli o scendendo piccole scogliere sul mare, si trovano baie incantate dall’acqua cristallina, quasi sconosciute al turismo di massa.

Una ricchezza ambientale e paesaggistica che potrebbe essere sviluppata e promossa anche a livello turistico ma che invece rimane per lo più lasciata a se stessa e ai pochi conoscitori. Siamo a Castiglioncello, una perla di località per chi ha occhio per vedere e volontà di scoprire. Percorrendo la via Aurelia verso Livorno, lasciati alle spalle i muraglioni delle ville a picco sul mare , costruiti a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 che non permettono di accedere alle baie sottostanti avvicinabili solo da chi possiede imbarcazioni, c’è un un susseguirsi di piccole baie dalle acque trasparenti e fondali marini da ammirare.

Le persone del luogo elencano i loro nomi: la cala di Santa Lucia, la baia dell’Arancio, quella dei Massi neri, località le Pinze e così via. Eppure, lungo la tortuosa strada che corre lungo la costa, nessuna indicazione, nessun cartello turistico di color marrone (come per esempio quelli che indicano le più famose ma non naturalisticamente pregiate delle Spiagge Bianche) indica queste perle rare. A ridosso di Santa Lucia, c’è una piccolissima insenatura, conosciuta come la “spiaggetta rosa”.

Vi si accede scavalcando il basso muretto che costeggia l’Aurelia. Appeso ad una rete metallica sostenuta da pali arrugginiti, c’è un cartello del Comune di Rosignano Marittimo che ricorda il limite delle acque sicure e che la balneazione, in quel luogo, non è sicura “per mancanza di salvataggio”.

Il tragitto per raggiungere la baia procede a senso ossia seguendo un sentiero tra la macchia e la roccia, calpestato da altri prima di noi, migliaia di volte. Giunti a metà strada il panorama si apre su una terrazza rocciosa a picco sul mare. Una sorta di prua in mezzo al mediterraneo. Lo sconforto arriva solo guardando in basso. La bellissima cala è infatti totalmente ricoperta da alghe. Un materasso naturale che non invita però a stendere un asciugamano e prendere il sole.

Tant’è che i pochi bagnanti presenti, eppure è un sabato di un agosto le cui temperature sono particolarmente cocenti, hanno piantato gli ombrelloni praticamente in mare.

Pochi metri ancora ed ecco un altro sentiero che dovrebbe condurre ad una spiaggia libera sottostante. Ci incamminiamo ma, il sentiero finisce in un botro. Assieme a noi, sta cercando la strada per arrivare al mare, anche un famiglia con due bambini. Non rimane che ritornare sui nostri passi. Incamminarci lungo l’Aurelia dove è visibile un’altro passaggio.

Qui il cartello del Comune c’è e indica che non è possibile portare i cani se non muniti di guinzaglio e museruola. Dalle auto posteggiate è possibile intuire che si tratta di una zona frequentata.

Basta prendere il sentiero che porta in basso. Tra il lentisco, le ginestre e i lecci, spazzatura buttata qua e là dai troppi maleducati che frequentano il luogo. Anche se di cestini non se ne vedono. Anche in questo caso il sentiero è battuto ma diventa sempre più stretto e il bagnante è costretto a passare tra un folto canneto evidentemente mai potato. Il viottolo termina su una lunga striscia di sabbia e ghiaia dall’acqua cristallina.

Questa volta la zona è piena di ombrelloni e bambini. Neppure per andare ai Sassi Neri esiste un cartello che indichi la strada. Solo un passaggio lungo un muro di cinta, adiacente ai bagni Le Forbici. Un passaggio più volte chiuso e fatto riaprire dall’Amministrazione comunale.

Oltre, verso Livorno (escluso il Punto Azzurro) ancora muraglioni, cancelli e ville dove l’accesso è off limits.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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