Italia
Incendio a Scapigliato l’avviso di Arpat sulle sostanze disperse
L’agenzia dopo le verifiche: «Attenzione nel raggio di 400 metri» Donati: episodio breve, ricadute nel perimetro della discarica
3 MINUTI DI LETTURA
ROSIGNANO. «Si ritiene che l'area interessata da eventuali effetti delle sostanze rilasciate nel corso della combustione sia compresa nel settore compreso tra 38 °N e 132 °N e distanza massima 400 m dalla porzione dell'impianto in cui si è sviluppato l'incendio».
Questa la sintesi che Arpat ha messo nero su bianco a seguito del sopralluogo effettuato giovedì scorso all’interno del polo impiantistico di Scapigliato. Un sopralluogo collegato all’incendio che, nella notte tra l’1 e il 2 agosto, ha distrutto un deposito dove Rea Impianti staccava i rifiuti speciali non pericolosi in attesa di essere sottoposti a controlli a campione. I tecnici di Arpat sono andati alla discarica giovedì 3 agosto. «Nel sopralluogo - fa sapere l’Agenzia regionale per l’ambiente - si è provveduto ad acquisire informazioni in merito all’accaduto.
Dal sopralluogo e dalle informazioni acquisite in loco è risultato che all’interno del fabbricato utilizzato per la quarantena di circa novanta tonnellate di rifiuti, in attesa di analisi di controllo previste, si trovavano le seguenti tipologie di rifiuti: CER 190503 – compost fuori specifica,CER 191212 – altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti». Arpat ha ricostruito l’accaduto, e spiega che «i vigili del fuoco dopo circa un’ora avevano spento definitivamente le fiamme.
I rifiuti bruciati erano stati mano a mano allontanati dal posto dopo esser stati inumiditi ed allocati momentaneamente in un’area apposita per la loro messa in sicurezza». Ingenti i danni al capannone: «soprattutto nella parte della copertura, costituita da fibrocemento (il gestore ha escluso che vi fossero coperture in cemento-amianto) e travi in cemento armato, che per la gran parte è crollata; sono stati rilevati danni in parte anche ai portelloni utilizzati per l’ingresso nel fabbricato».
Poi la valutazione sulle possibile ricadute di sostanze nocive sui terreni circostanti il luogo dell’incendio. «Sulla base dei dati registrati dalla stazione in esercizio presso l'impianto Rea - sottolinea Arpat in una nota - risulta che il vento è stato caratterizzato da velocità assai modeste (inferiori a 1 m/s) e direzioni di provenienza occidentali (comprese tra 218 °N e 312 °N). Si ritiene perciò che l'area interessata da eventuali effetti delle sostanze rilasciate nel corso della combustione sia compresa nel settore compreso tra 38 °N e 132 °N e distanza massima 400 m dalla porzione dell'impianto in cui si è sviluppato l'incendio».
L'agenzia ha anche coinvolto il proprio settore specialistico "Modellistica previsionale" che, sulla base dei dati disponibili, ha effettuato una analisi meteorologica, indicando le “aree maggiormente interessate dalle ricadute delle sostanze rilasciate in atmosfera” durante l’incendio». Finora Arpat «non ha ritenuto necessario effettuare campionamenti».
Quanto all’amministrazione, l’assessore all’ambiente Daniele Donati fa sapere che «Arpat ha effettuato le verifiche, e usando modelli matematici ha ipotizzato l’area in cui sarebbero potuti ricadere eventuali sostanze dannose. Ma l’episodio è stato breve e contenuto subito quindi non è previsto che vengano in qualche modo interdette le aree circostanti. Oltretutto 400 metri intorno al luogo dell’incendio rientrano praticamente nel perimetro della discarica».(a.c.)
Questa la sintesi che Arpat ha messo nero su bianco a seguito del sopralluogo effettuato giovedì scorso all’interno del polo impiantistico di Scapigliato. Un sopralluogo collegato all’incendio che, nella notte tra l’1 e il 2 agosto, ha distrutto un deposito dove Rea Impianti staccava i rifiuti speciali non pericolosi in attesa di essere sottoposti a controlli a campione. I tecnici di Arpat sono andati alla discarica giovedì 3 agosto. «Nel sopralluogo - fa sapere l’Agenzia regionale per l’ambiente - si è provveduto ad acquisire informazioni in merito all’accaduto.
Dal sopralluogo e dalle informazioni acquisite in loco è risultato che all’interno del fabbricato utilizzato per la quarantena di circa novanta tonnellate di rifiuti, in attesa di analisi di controllo previste, si trovavano le seguenti tipologie di rifiuti: CER 190503 – compost fuori specifica,CER 191212 – altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti». Arpat ha ricostruito l’accaduto, e spiega che «i vigili del fuoco dopo circa un’ora avevano spento definitivamente le fiamme.
I rifiuti bruciati erano stati mano a mano allontanati dal posto dopo esser stati inumiditi ed allocati momentaneamente in un’area apposita per la loro messa in sicurezza». Ingenti i danni al capannone: «soprattutto nella parte della copertura, costituita da fibrocemento (il gestore ha escluso che vi fossero coperture in cemento-amianto) e travi in cemento armato, che per la gran parte è crollata; sono stati rilevati danni in parte anche ai portelloni utilizzati per l’ingresso nel fabbricato».
Poi la valutazione sulle possibile ricadute di sostanze nocive sui terreni circostanti il luogo dell’incendio. «Sulla base dei dati registrati dalla stazione in esercizio presso l'impianto Rea - sottolinea Arpat in una nota - risulta che il vento è stato caratterizzato da velocità assai modeste (inferiori a 1 m/s) e direzioni di provenienza occidentali (comprese tra 218 °N e 312 °N). Si ritiene perciò che l'area interessata da eventuali effetti delle sostanze rilasciate nel corso della combustione sia compresa nel settore compreso tra 38 °N e 132 °N e distanza massima 400 m dalla porzione dell'impianto in cui si è sviluppato l'incendio».
L'agenzia ha anche coinvolto il proprio settore specialistico "Modellistica previsionale" che, sulla base dei dati disponibili, ha effettuato una analisi meteorologica, indicando le “aree maggiormente interessate dalle ricadute delle sostanze rilasciate in atmosfera” durante l’incendio». Finora Arpat «non ha ritenuto necessario effettuare campionamenti».
Quanto all’amministrazione, l’assessore all’ambiente Daniele Donati fa sapere che «Arpat ha effettuato le verifiche, e usando modelli matematici ha ipotizzato l’area in cui sarebbero potuti ricadere eventuali sostanze dannose. Ma l’episodio è stato breve e contenuto subito quindi non è previsto che vengano in qualche modo interdette le aree circostanti. Oltretutto 400 metri intorno al luogo dell’incendio rientrano praticamente nel perimetro della discarica».(a.c.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
