Il presidio
Sotto le tettoie vip a sud dei Pianetti anche le maxi reti
Castagneto, per legge quell’ombra non è più esclusiva Legambiente: «Sono dei veri e propri servizi di spiaggia»
CASTAGNETO CARDUCCI. «Il divieto di lasciare ombrelloni, sdraie e lettini, riguarda tutta la nostra costa o solo una parte? ». A chiederselo è Maria Letizia Bussotti al rientro da una passeggiata dai Pianetti in direzione di San Vincenzo. Domanda retorica, per stessa ammissione della signora che da castagnetana conosce la storia di quelle strutture. Quell’ombra esclusiva che non è più tale. Tettoie e capanne lungo il litorale tra Marina di Castagneto e Marina di Bibbona. E così quelle che si trovano nella porzione che guarda a San Vincenzo appartengono al popolo. Chi non lo sa si tiene lontano, altri cedono alla tentazione ma alla prima rimostranza di chi accampa diritti battono in ritirata. La signora Bussotti rilancia. E punta il dito anche su quei maxi lettini in metallo che difficilmente al tramonto vengono ritirati dalla spiaggia.
«È vero che i “capanni” sono lì da tempo, ma certamente non nella forma e con le caratteristiche di quando vi furono costruiti, altrimenti gli eventi naturali difficilmente li avrebbero fatti arrivare fino ad oggi integri – sottolineano dal circolo Legambiente Costa etrusca –. Ciò vuol dire che oggi non abbiamo resti di edifici storici sulla spiaggia, da tutelare come testimonianza di un passato e in quanto tali non mantenuti e utilizzati a fini turistico-commerciali». Che prosegue: «Non sono infatti solo integri, ma intensamente utilizzati dai turisti che affittano le case retrostanti le dune. In sostanza sono dei veri e propri servizi di spiaggia, che non crediamo siano certo offerti gratis. In tanti anni sono stati fatti molti e importanti lavori di manutenzione e purtroppo il controllo pubblico è stato troppo carente da non accorgersi di cosa accadeva lì».
Tettoie e capanne dovevano essere demolite, poi è arrivato lo stop all’ordinanza del Comune dalla Soprintendenza. «Pretendere di far passare quelle costruzioni abusive per “paesaggio” ci sembra un tentativo maldestro di difendere privilegi anche economici e – conclude Legambiente –, nel caso di alcune istituzioni pubbliche, non tutelare adeguatamente il bene comune, tanto più dopo non aver svolto adeguatamente il proprio compito, che è anche quello di sorvegliare i beni ambientali presenti sul territorio».
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