Il presidio
Etilene, oltre 50 milioni per spostare lo stoccaggio
Il Ministero fissa dei tempi, ma sui costi e la bonifica restano punti interrogativi Intanto Alessandro Franchi ufficializza il ricorso al Tar contro il no alla nuova Via
ROSIGNANO. La carta vincente con cui, al momento, Edison ha sbancato il tavolo verde al Ministero dell’Ambiente è quella dell’etilene. Cioè il fatto che il 17 marzo scorso la società ha presentato integrazioni volontarie nell’ambito dell’istruttoria avviata a Roma reintroducendo lo spostamento dello stoccaggio dall’attuale sede di San Gaetano a Vada all’interno dello stabilimento Solvay, spostamento accantonato con l’ultima variante del 2015. Che a Roma questa variante abbia fatto breccia, nonostante i pareri contrari di Comune e Regione, compreso l’organismo tecnico regionale, lo si capisce bene anche dalla breve nota che Miniambiente ha inviato alla stampa mercoledi.
«Proprio una delle principali preoccupazioni – scrive il Ministero - ovvero che non fosse realizzata la delocalizzazione del terminale di etilene in località Vada, trova pienamente riscontro nel provvedimento di esclusione dalla Via, nel quale è indicata con una stringente tempistica l’attività di dismissione e lo smantellamento dell’esistente terminale e la rinaturalizzazione dell’intera area di sedime». Dunque, sebbene Edison si dica disposta a realizzare lo spostamento precisando che ciò avverrà “in una fase successiva alla realizzazione del rigassificatore”. E sebbene, al momento, non esista un piano economico-finanziario e di fattibilità dell’operazione ma solo – come ricorda la stessa azienda – un “memorandum of understanding” con la Ineos, sottoscritto il 21-12-2016, per il Ministero ciò è ritenuto sufficiente per raccogliere le istanze degli enti e decidere di non assecondare a Via.
Etilene, rebus costi e tempi.
Eppure su quel memorandum una parte del mondo politico locale aveva già espresso dubbi. Non sull’atto, di per se. Ma sul fatto che ci fosse ancora grande incertezza su tempi, sulla spesa e sulla ripartizione dei costi dell’intervento.
Anche il sindaco di Rosignano Alessandro Franchi, appresa la notizia, aveva ribadito il no netto alla variante Edison contestandone l’impatto sull’ambiente e le scarse ricadute economiche e occupazionali. Ed oggi, sebbene la liberazione dell’area di Pietrabianca e di San Gaetano dal bombolone di etilene, sia da molti anni auspicata sul territorio come condizione anche per il rilancio turistico dell’area stessa, permangono forti dubbi sul fatto che si possa concretizzare nell’ambito del progetto per il rigassificatore. Intanto per i costi: già nel 2002 quando Edison, in partnership con Bp (British Petroleum) e Solvay, mise in pista il Progetto Rosignano che entrò subito in competizione con l’offshore di Olt Lng a Livorno poi autorizzato con disco verde della Regione), si ipotizzava per la delocalizzazione dell’etilene una spesa di circa 50 milioni. E ciò al netto della successiva bonifica e rinaturalizzazione dell’area che avrebbe impiegato, per realizzarsi, altri milioni. Oggi i costi sarebbero sicuramente superiori e non è chiaro se Edison sia disponibile ad accollarsi l’intero esborso dei lavori, o se lo faccia insieme ad Ineos.
Le prescrizioni del Ministero.
Le istituzioni, comune di Rosignano per primo, vedono poco chiara anche la questione dei tempi. Lo spostamento dell’etilene sarebbe successivo alla realizzazione del rigassificatore anche se le prescrizioni date dal Miniambiente in sede di esonero da Via fissano alcuni paletti: la numero uno impone ad Edison di presentare, prima dell’avvio delle opere di costruzione del rigassificatore, un cronoprogramma degli interventi di spostamento, incluso il perfezionamento degli accordi con Ineos Olefins Spa, la redazione di un progetto esecutivo compresa la rinaturalizzazione dell’area. La numero due impone di completare il nuovo stoccaggio dell’etilene in 5 anni dalla presentazione del cronoprogramma. Ci sono anche altre prescrizioni nel documento della Direzione generale Via del Ministero. Come il fatto che Edison dovrà quantificare le emissioni dovute alle autocisterne per il trasporto di Gnl su gomma e specificare le conseguenti ricadute sulla qualità dell’aria. E verificare se con l’aumento di traffico navale derivante dalle bettoline (carico di gnl dal mare) si determinino modifiche (aumenti) delle aree interdette alla navigazione e alla pesca. Si chiede poi al proponente di integrare parte della documentazione tecnica prodotta.
Il no dei sindacati.
Intanto anche le organizzazioni sindacali esprimono, anzi ribadiscono, la loro contrarietà alla variante di Edison. Fabrizio Musto coordinatore provinciale dei chimici Cgil definisce il progetto “di natura commerciale” e “pertanto non ci vede interessati”, ne sottolinea inoltre “il forte impatto ambientale”. E avverte: «Non è che con la politica dei due tempi possono pensare di cambiare la nostra opinione». Sulla stessa lunghezza d’onda il coordinatore delle Rsu di Ineos Stefano Santini.
Parte il ricorso al Tar
Sul fronte istituzionale si conferma il giudizio negativo e l’opposizione del Comune di Rosignano a quest’atto. Già ieri era intervenuto il capogruppo del Pd Luca Agostini annunciando battaglia contro il decreto del Ministero dell’Ambiente. Ora Alessandro Franchi, il sindaco, ha sciolto la riserva sul da farsi. «Questa mattina (ieri, ndr)– dice – ho dato mandato agli uffici perché si proceda con il ricorso al Tar contro l’atto del Ministero dell’Ambiente».
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