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«Lavoratore trasferito per punizione»
Cgil contro Idromacchine, Romagnani: «Non ha voluto salire su un mezzo poco sicuro, questa è una discriminazione»
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ROSIGNANO. I lavoratori dell’azienda si mobilitano per il collega che l’azienda vuole trasferire, ma soprattutto «difendiamo un diritto di tutti. Qui l’intento è chiaro: colpire un lavoratore per educare tutti gli altri», come spiega Alberto Poli, coordinatore Fiom Cgil per l’area di Rosignano. La vicenda parte nei giorni scorsi, quando Idromacchine, azienda con sede a Marghera che si occupa di manutenzione degli impianti Solvay, punisce un lavoratore con una giornata di sospensione dal lavoro non retribuito. Il motivo? «L’azienda – spiega David Romagnani, segretario generale della Fiom Cgil di Livorno – gli ha contestato il fatto che lui non ha voluto effettuare un lavoro a bordo di un macchinario, dato che lo considerava non sicuro». «Tra l’altro il dipendente – dice ancora Poli – non ha fatto quel lavoro, ma è stato regolarmente impegnato in altre attività».
L’uomo ha accettato il provvedimento di sospensione. Ma poi lo ha impugnato. «È andato alla Cgil – spiega Poli – per aprire una vertenza e il giorno l’azienda ha deciso di trasferirlo dal cantiere di Rosignano al cantiere di Mestre». La Fiom Cgil, in una nota a nome di Romagnani, sottolinea «il chiaro intento di metterlo in difficoltà e indurlo a licenziarsi, tra l’altro parliamo di un lavoratore che ha sempre operato nel cantiere di Rosignano, nel settore dell’impiantistica di Solvay da oltre 25 anni, prima con la Delfino poi con la Toscana Impianti, oggi Idromacchine». «Di fatto – sottolinea Francesco Santinelli, delegato Fiom Cgil nella Rsu di Idromacchine– si dovrà trasferire a Mestre dalla metà di giugno». Un fatto che i dipendenti dell’azienda, come del resto la Cgil, non possono accettare. Ecco che ieri mattina si è svolta l’assemblea dei lavoratori dell’azienda per valutare, come si legge nella nota della Fiom, «un fatto gravissimo di discriminazione ai danni di un dipendente, messo in atto dalla proprietà». Romagnani, a nome della Fiom, fa presente che «se davvero fosse stata un’esigenza tecnica, l’azienda avrebbe inviato il lavoratore in trasferta, come previsto dal contratto nazionale di lavoro in questi casi, invece di scaricare su di lui e sulla sua famiglia il peso di spostare il nucleo familiare, sradicando i figli dalle scuole, dagli affetti e dall’ambiente in cui sono cresciuti. Come Fiom Cgil non troviamo altra ragione al trasferimento se non l’uso strumentale di indurlo a dimettersi. Un atteggiamento aggressivo e autoritario che ha il sapore dell’arroganza e di un’idea del rapporto di lavoro basato sulla sudditanza che non può essere che contrastato dalle organizzazioni sindacali e dai lavoratori».
La posizione del sindacato è chiara, e i lavoratori di Idromacchine (che conta 60 dipendenti, 41 a tempo indeterminato e gli altri in “prestito” temporaneo da altre aziende) promettono battaglia. Così lunedì prossimo, 5 giugno, i dipendenti hanno programmato 4 ore di sciopero, mentre mercoledì 7 giugno le organizzazioni sindacali organizzeranno i l’assemblea di tutti i lavoratori metalmeccanici del parco industriale Solvay. «L’idea – si legge nella nota della Fiom – è di andare a costruire uno sciopero dell’intero comparto entro la fine della prossima settimana con manifestazione che stigmatizzi un atteggiamento inaccettabile e irricevibile da parte di quest’azienda che, se fosse confermato, merita di essere cancellata dalla storia sindacale e politica di questo territorio».
Anna Cecchini
L’uomo ha accettato il provvedimento di sospensione. Ma poi lo ha impugnato. «È andato alla Cgil – spiega Poli – per aprire una vertenza e il giorno l’azienda ha deciso di trasferirlo dal cantiere di Rosignano al cantiere di Mestre». La Fiom Cgil, in una nota a nome di Romagnani, sottolinea «il chiaro intento di metterlo in difficoltà e indurlo a licenziarsi, tra l’altro parliamo di un lavoratore che ha sempre operato nel cantiere di Rosignano, nel settore dell’impiantistica di Solvay da oltre 25 anni, prima con la Delfino poi con la Toscana Impianti, oggi Idromacchine». «Di fatto – sottolinea Francesco Santinelli, delegato Fiom Cgil nella Rsu di Idromacchine– si dovrà trasferire a Mestre dalla metà di giugno». Un fatto che i dipendenti dell’azienda, come del resto la Cgil, non possono accettare. Ecco che ieri mattina si è svolta l’assemblea dei lavoratori dell’azienda per valutare, come si legge nella nota della Fiom, «un fatto gravissimo di discriminazione ai danni di un dipendente, messo in atto dalla proprietà». Romagnani, a nome della Fiom, fa presente che «se davvero fosse stata un’esigenza tecnica, l’azienda avrebbe inviato il lavoratore in trasferta, come previsto dal contratto nazionale di lavoro in questi casi, invece di scaricare su di lui e sulla sua famiglia il peso di spostare il nucleo familiare, sradicando i figli dalle scuole, dagli affetti e dall’ambiente in cui sono cresciuti. Come Fiom Cgil non troviamo altra ragione al trasferimento se non l’uso strumentale di indurlo a dimettersi. Un atteggiamento aggressivo e autoritario che ha il sapore dell’arroganza e di un’idea del rapporto di lavoro basato sulla sudditanza che non può essere che contrastato dalle organizzazioni sindacali e dai lavoratori».
La posizione del sindacato è chiara, e i lavoratori di Idromacchine (che conta 60 dipendenti, 41 a tempo indeterminato e gli altri in “prestito” temporaneo da altre aziende) promettono battaglia. Così lunedì prossimo, 5 giugno, i dipendenti hanno programmato 4 ore di sciopero, mentre mercoledì 7 giugno le organizzazioni sindacali organizzeranno i l’assemblea di tutti i lavoratori metalmeccanici del parco industriale Solvay. «L’idea – si legge nella nota della Fiom – è di andare a costruire uno sciopero dell’intero comparto entro la fine della prossima settimana con manifestazione che stigmatizzi un atteggiamento inaccettabile e irricevibile da parte di quest’azienda che, se fosse confermato, merita di essere cancellata dalla storia sindacale e politica di questo territorio».
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