Il Tirreno

«Asl nega risarcimento», l’Ona fa causa 

di Alessandra Bernardeschi
«Asl nega risarcimento», l’Ona fa causa 

Operaio della Solvay ucciso da un tumore. Secondo l’avvocato dell’Osservatorio non fu fatta una sorveglianza sanitaria

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ROSIGNANO. Naufraga il tentativo di mediazione avviato tramite l’Ona (Osservatorio nazionale sull’amianto) tra la famiglia Posarelli e l’Asl Toscana Nord Ovest per la morte di Romano Posarelli, operaio della Solvay negli anni ’70 e ’80 deceduto nel novembre 2010 per un tumore polmonare. L’azienda ieri ha comunicato all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona, la risposta negativa alla richiesta di risarcimento danno avanzata da Massimiliano Posarelli per la morte del padre. Secondo l’Ona, infatti, l’Asl non avrebbe messo in opera tutte quelle azioni di sorveglianza sanitaria previste per legge. Controlli che, secondo l’Osservatorio, se eseguiti in tempo avrebbero “permesso una diagnosi precoce e quindi una tempestiva cura del tumore”.
Il caso Posarelli è uno dei casi di morti per amianto seguite dall’Ona. Quando Bonanni e Posarelli, sette anni fa, entrarono in contatto fu lo stesso legale ad accendere i riflettori su questa malattia e sul sospetto che potesse trattarsi di un tumore da esposizione da amianto. Il figlio, da quel momento, si attivò subito per sottoporre il padre a tutti i controlli del caso. «Massimiliano Posarelli - scrive oggi l’Ona in una nota - recatosi dal medico curante, sollecitò gli accertamenti strumentali specifici, eseguiti i quali non c’era più tempo: il cancro aveva invaso tutto l’organismo ed il lavoratore è deceduto il 18 novembre del 2010». Secondo l’Ona l’operaio si poteva salvare «se fosse stato sottoposto ad una sorveglianza sanitaria che, dopo il pensionamento è a carico delle Asl, e nel nostro caso tale sorveglianza è mancata totalmente nonostante in Solvay in quel periodo e per quelle mansioni ci fosse esposizione ad amianto».
L’Inail ha riconosciuto l’origine professionale della patologia di Romano Posarelli ed alcuni mesi fa è stata attivata la procedura di mediazione attraverso la messa in mora dell’azienda da parte dell’avvocato Bonanni che, nella giornata di ieri, sarebbe naufragato per il no dell’Asl alla richiesta di risarcimento. «Non posso accettare che mio padre sia morto invano. Trovo incredibile che la Asl di Livorno abbia violato precise norme di diritto comunitario che impongono la sorveglianza sanitaria a carico delle Asl dopo la risoluzione del rapporto di lavoro. Solo ora la Regione Toscana si è convinta e infatti è di circa un mese fa l’annuncio dell’avvio della sorveglianza sanitaria, e allora perché non è stata fatta prima», dichiara Massimiliano Posarelli, figlio della vittima, e coordinatore regionale Ona».
Ora Posarelli e l’Ona annunciano l’avvio di una causa civile nei confronti dell’Asl sia per “la tardiva diagnosi - scrive l’Osservatorio - e l’errata somministrazioni di antibiotici e poi per la carenza di sorveglianza sanitaria». L’avvocato Bonanni annuncia che cause analoghe partiranno per tutti quei casi in cui “è venuta a mancare la sorveglianza sanitaria”.
Nella sua disamina Bonanni fa riferimento ad un quadro normativo che va dal Dpr 1124/65 (Testo unico disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali) al Dm 21-1-1987 (norme per le visite mediche lavoratori esposti ad amianto), al decreto legislativo 277/91 e alcune direttive comunitarie in materia di tutela alla salute.
Insomma, il caso Posarelli potrebbe innescare a catena una serie di azioni civili, stando alla battaglia intrapresa su tutto il territorio dall’Osservatorio.

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