Il presidio
Alghe spiaggiate, la strada e metterle sotto la sabbia
di Manolo Morandini
I Comuni della costa alle prese con un quadro normativo che le considera rifiuti L’impegno del Ministero dell’Ambiente a realizzare un vademecum delle leggi
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CECINA. II nome deriva da Posidone, dio del mare e fratello di Zeus. Ed è sicuramente appropriato tenuto conto che la Posidonia è tanto importante per l’equilibrio degli ecosistemi marini quanto un problema quando si spiaggia e finisce per compromettere la stagione balneare nei tratti investiti se non viene rimossa. Un nodo non da poco. Questione in parte irrisolta, in un Paese in cui il turismo balneare ha un peso di tutto rispetto. E che in provincia di Livorno non risparmia nessun comune costiero. Per fare il punto e indicare le possibili soluzioni si è scelto Castagneto Carducci, dove il 7 maggio si è tenuta l’iniziativa “Posidonia oceanica spiaggiata, risorsa o rifiuto? ”. Risposta: l’unica strada praticabile per una corretta gestione è l’interramento. Messe in luce anche altre opzioni, ma si tratta più di ipotesi che di strade battute.
Il precedente. È in un tratto di arenile di Castagneto Carducci che a maggio del 2016 sono stati interrati circa 8. 000 metri cubi di alghe spiaggiate a San Vincenzo, trasferite all’interno di due trincee larghe 10 metri, profonde 1, 50 metri e lunghe 800 e 300 metri per poi essere ricoperte da uno strato di 50 centimetri di sabbia. Ed è partita anche da questa esperienza l’iniziativa a cui l’8 maggio hanno preso parte la sottosegretaria all’Ambiente Silvia Velo, la sindaca di Castagneto Carducci Sandra Scarpellini, l’assessore all’Ambiente di San Vincenzo, Antonio Russo oltre ai funzionari di Ispra, Arpat, e Cnr. Un caso che non aveva mancato di suscitare polemiche tra le associazioni ambientaliste e le forze politiche d’opposizione.
«A rendere noti i dati dei campionamenti eseguiti nelle due trincee, a distanza di un anno, sono i ricercatori dell’Ispra, mettendo in luce che oltre a trattarsi di un’operazione a norma di legge non sono emersi parametri ambientali fuori norma», sottolinea Russo. Una soluzione possibile dove le alghe possono essere raccolte e trasferite senza che abbandonino la spiaggia, viceversa il problema assume tutt’altra dimensione. Ed è un guaio con cui devono fare i conti realtà come Rosignano dove alcuni tratti di litorale, come la Mazzanta, al confine con Cecina, non consente di battere questa strada.
La contraddizione sta nelle norme che se da una parte si occupano della biodiversità e riconoscono l’importanza biologica delle praterie di posidonia e dei sistemi dunali, dall’altra l’entrata in vigore nel 1997 del Decreto Ronchi che inquadra le alghe rimosse dalle spiagge come rifiuti. Un groviglio a fronte del quale la sottosegretaria Velo prende l’impegno di raccogliere tutte le norme sulla gestione della posidonia in un vademecum per i Comuni, in modo da facilitarne il compito. E sottolinea: «La Posidonia è una pianta che vive in mare, spesso vista dai bagnanti come un elemento di disturbo ed erroneamente come un sintomo di inquinamento. Tutt’altro, la presenza di accumuli è un importantissimo indicatore di buona qualità dell’ambiente marino». Per la sindaca Scarpellini nel nome della fruibilità delle spiagge è comunque possibile «utilizzare la posidonia come strumento di salvaguardia ambientale e al contempo non produrre rifiuti e risparmiare soldi pubblici». L’altra ipotesi per gestire le alghe spiaggiate prevede di individuare dei siti di stoccaggio per la stagione balneare a cui attingere nei mesi invernali per riportarla lungo le spiagge in modo da frenare l’azione di erosione della costa.
Il precedente. È in un tratto di arenile di Castagneto Carducci che a maggio del 2016 sono stati interrati circa 8. 000 metri cubi di alghe spiaggiate a San Vincenzo, trasferite all’interno di due trincee larghe 10 metri, profonde 1, 50 metri e lunghe 800 e 300 metri per poi essere ricoperte da uno strato di 50 centimetri di sabbia. Ed è partita anche da questa esperienza l’iniziativa a cui l’8 maggio hanno preso parte la sottosegretaria all’Ambiente Silvia Velo, la sindaca di Castagneto Carducci Sandra Scarpellini, l’assessore all’Ambiente di San Vincenzo, Antonio Russo oltre ai funzionari di Ispra, Arpat, e Cnr. Un caso che non aveva mancato di suscitare polemiche tra le associazioni ambientaliste e le forze politiche d’opposizione.
«A rendere noti i dati dei campionamenti eseguiti nelle due trincee, a distanza di un anno, sono i ricercatori dell’Ispra, mettendo in luce che oltre a trattarsi di un’operazione a norma di legge non sono emersi parametri ambientali fuori norma», sottolinea Russo. Una soluzione possibile dove le alghe possono essere raccolte e trasferite senza che abbandonino la spiaggia, viceversa il problema assume tutt’altra dimensione. Ed è un guaio con cui devono fare i conti realtà come Rosignano dove alcuni tratti di litorale, come la Mazzanta, al confine con Cecina, non consente di battere questa strada.
La contraddizione sta nelle norme che se da una parte si occupano della biodiversità e riconoscono l’importanza biologica delle praterie di posidonia e dei sistemi dunali, dall’altra l’entrata in vigore nel 1997 del Decreto Ronchi che inquadra le alghe rimosse dalle spiagge come rifiuti. Un groviglio a fronte del quale la sottosegretaria Velo prende l’impegno di raccogliere tutte le norme sulla gestione della posidonia in un vademecum per i Comuni, in modo da facilitarne il compito. E sottolinea: «La Posidonia è una pianta che vive in mare, spesso vista dai bagnanti come un elemento di disturbo ed erroneamente come un sintomo di inquinamento. Tutt’altro, la presenza di accumuli è un importantissimo indicatore di buona qualità dell’ambiente marino». Per la sindaca Scarpellini nel nome della fruibilità delle spiagge è comunque possibile «utilizzare la posidonia come strumento di salvaguardia ambientale e al contempo non produrre rifiuti e risparmiare soldi pubblici». L’altra ipotesi per gestire le alghe spiaggiate prevede di individuare dei siti di stoccaggio per la stagione balneare a cui attingere nei mesi invernali per riportarla lungo le spiagge in modo da frenare l’azione di erosione della costa.
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