Il Tirreno

la battaglia  

Bambini senza terapie  comitato di 23 mamme

CECINA. Si amplia il fronte delle mamme con bambini con handicap che stanno portando avanti la battaglia per avere accesso alle terapie riabilitative. L’appello è stato lanciato da una mamma di...

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CECINA. Si amplia il fronte delle mamme con bambini con handicap che stanno portando avanti la battaglia per avere accesso alle terapie riabilitative. L’appello è stato lanciato da una mamma di Cecina un paio di settimane fa, con l’obiettivo di costituire un gruppo o meglio ancora un comitato organizzato, in grado di far valere le proprie ragioni davanti all’Asl.
In parte l’obiettivo è stato raggiunto, perché i genitori che si sono uniti alla protesta sono circa 23/24, come dice la stessa promotrice.
Il problema nasce dal fatto che il numero dei terapisti all’ospedale è insufficiente e non riesce a coprire le domande. Come ha spiegato la promotrice dell’iniziativa, che ha una bambina che in seguito a una malattia ha bisogno di cure costanti, «i terapisti sono bravi e molto affettuosi con i ragazzi», ma il loro numero è assolutamente insufficiente rispetto alle domande e alla necessità. A questo si aggiunge che malattie e gravidanze non vengono sostituite, o vengono sostituite con grave ritardo, pertanto la lista d’attesa si allunga. E i ragazzi che devono seguire le terapie passano lunghi periodi senza poterne usufruire. Col risultato che le famiglie che hanno possibilità devono rivolgersi ai privati, a pagamento; altrimenti devono fare a meno delle cure.
Il gruppo di mamme avrà un incontro con il sindaco e con l'assessore al sociale del Comune di Cecina.
Una prima apertura per poter “arrivare” all’Asl. Dove un’altra maternità non ancora sostituita sta creando ulteriori problemi e attese. Come dice la signora promotrice del comitato: «Da questa settimana mia figlia non farà più alcun tipo di terapia nella Asl, e come lei molti altri bambini».
Una situazione pesante, che riguarda nello specifico minori, ma anche persone adulte.
Il problema - spiegano - è legato agli organici (insufficienti) e all’organizzazione delle terapie riabilitative verso pazienti cronici.
La battaglia delle mamme, che è nata spontaneamente, ha presto raggiunto un consistente numero di adesioni, a testimonianza che il disagio è ben più diffuso di come sembri. Un disagio accentuato dall’impossibilità di programmare le terapie riabilitative per tutto l’anno.
(m.m.)

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