Il Tirreno

«Al Cup in fila come tutti» La protesta di un invalido 

di Manolo Morandini
«Al Cup in fila come tutti» La protesta di un invalido 

Cecina, al centro prenotazione dell’ospedale non c’è nessuna corsia riservata Appello all’Azienda sanitaria per tutelare le categorie di pazienti più fragili

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CECINA. «Possibile che in un ospedale non si sappia che i pazienti non sono tutti uguali?». La domanda gli ronza in testa dopo l’ultima esperienza per prenotare e fare il prelievo del sangue a Cecina. L’uomo, trapiantato di rene, chiede quello che dovrebbe essere prima di tutto un dovere morale. Riconoscere la precedenza a donne incinte, bambini e invalidi. «Invece al Cup dell’ospedale c’è un unico pulsante per prenotarsi, la fila è la stessa per tutti», sottolinea chiedendo di non rivelare le proprie generalità.
All’ingresso dell’ospedale di Cecina c’è un ampio salone. È qui che si trovano gli sportelli del Cup e la sala d’attesa. C’è un solo distributore di numeri. Si preme il pulsante e si ottiene un foglietto con il proprio turno d’attesa. Nessuna indicazione che distingua per tipologia di paziente. Nessun cartello che invita chi è in condizioni particolari ad accedere in via diretta agli sportelli. Si sta in coda. E non si fanno preferenze di sorta.
Nelle nostre attività quotidiane, sul bus, in Posta o nei negozi può capitare di incontrare avvisi che chiedono di dare la precedenza a donne incinte e invalidi. Un invito a fare un gesto per tutelare persone fragili, che si affaticano più facilmente e hanno un’indubbia necessità di essere agevolate. E non può essere altrimenti perché in Italia non esiste una normativa ad hoc che ne sancisce l’obbligo di precedenza.
«La mia condizione non mi rende uguale agli altri pazienti – prosegue l’uomo –. Come trapiantato sono immunodepresso e non dovrei sostare a lungo in ambienti molto affollati». C’è anche un altro risvolto che si lega alla condizione dell’uomo. «Devo prendere l’immuno soppressore ad orari ben definiti per cui anche il giorno del prelievo in casi come il mio l’orario fa la differenza. Se ho assunto il farmaco non ha senso fare l’esame del sangue altrimenti avrei risultati falsati. Insomma l’orario del prelievo dovrebbe essere compatibile con quello della terapia».
È vero, il diritto di precedenza è a discrezione degli utenti secondo il buon senso e l’umana cortesia. Ma servirebbe uno stimolo. Almeno un’indicazione da parte dell’Azienda sanitaria. Un richiamo a fare ciò che non tutti sono inclini prendendo una posizione netta. Del resto, all’interno del pronto soccorso i canali per l’accesso diretto delle categorie fragili sono stati istituiti e funzionano. Quello che chiede il nostro invalido è una scelta di campo dell’Azienda sanitaria, dalla parte del senso civico.

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