Il presidio
Assemblea sanvincenzina
Porto, dubbi sul collaudo chieste nuove verifiche
SAN VINCENZO. Qual è la vera storia del cantiere del porto turistico di San Vincenzo? Se lo chiedono i consiglieri comunali del gruppo d’opposizione Assemblea sanvincenzina (As). Mettono a confronto...
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SAN VINCENZO. Qual è la vera storia del cantiere del porto turistico di San Vincenzo? Se lo chiedono i consiglieri comunali del gruppo d’opposizione Assemblea sanvincenzina (As). Mettono a confronto le carte, quelle di progetto con quanto scritto dalla terna dei collaudatori e approvato dalla giunta comunale. Il tutto incrociato con i ricordi di chi quel cantiere lo ha seguito ancor prima che partisse. Il risultato è una mozione con allegato un esposto in cui Paolo Riccucci, Fabiana Boccini e Francesco Battini elencano quelli che ritengono dei possibili profili di illegittimità negli atti amministrativi sul del collaudo dell’ampliamento del porto. Al testo è allegato un esposto che invitano la giunta a inviare a procura della Repubblica a Corte dei conti affinché verifichino in modo puntuale i rilievi.
La mozione che sarà votata nella seduta del consiglio comunale del 12 aprile impegna il sindaco Alessandro Bandini e l’amministrazione affinché “si richieda, con somma urgenza, una verifica alle autorità competenti sui fatti esposti – si legge nel documento – per richiedere che quanto esposto nel collaudo del porto corrisponda al vero, al fine di garantire che non vi siano stati eventuali danni economici per l’ente pubblico”. Una verifica che invitano a fare tenendo conto del collaudo e di tutti gli allegati, del contratto del porto, del capitolato e tutta la documentazione disponibile.
«La memoria storica dei sanvincenzini nonché dei componenti del consiglio e gli articoli di stampa testimoniano come si sia conclusa la costruzione del porto – sottolineano i consiglieri di As – E tutto ciò sembra smentire senza dubbio quanto certificato dal collaudo». E aggiungono: «L’entità delle incongruenze riscontrate sembrano smentire quanto certificato nel collaudo e della risposta data alla nostra interrogazione sul collaudo del porto in sede di consiglio comunale, attraverso la lettura di una relazione del responsabile unico del procedimento, assolutamente insoddisfacente e per nulla esaustiva». Tre i punti in cui si articola l’esposto: le sospensioni che “sembrano non rispettate e non motivate”, l’impianto fotovoltaico che doveva essere realizzato per alimentare i servizi del porto e rispetto al riconoscimento di alcuni dei 2.403 giorni di sospensione dei lavori la possibilità che venga riconosciuto il ritardo della ditta che “potrebbe facilmente lievitare fino a 100 giorni e oltre”, dicono e in quel caso al Comune spetterebbero le penali previste dal contratto d’appalto, circa 35.000 euro per ogni giorno. (m.m.)
La mozione che sarà votata nella seduta del consiglio comunale del 12 aprile impegna il sindaco Alessandro Bandini e l’amministrazione affinché “si richieda, con somma urgenza, una verifica alle autorità competenti sui fatti esposti – si legge nel documento – per richiedere che quanto esposto nel collaudo del porto corrisponda al vero, al fine di garantire che non vi siano stati eventuali danni economici per l’ente pubblico”. Una verifica che invitano a fare tenendo conto del collaudo e di tutti gli allegati, del contratto del porto, del capitolato e tutta la documentazione disponibile.
«La memoria storica dei sanvincenzini nonché dei componenti del consiglio e gli articoli di stampa testimoniano come si sia conclusa la costruzione del porto – sottolineano i consiglieri di As – E tutto ciò sembra smentire senza dubbio quanto certificato dal collaudo». E aggiungono: «L’entità delle incongruenze riscontrate sembrano smentire quanto certificato nel collaudo e della risposta data alla nostra interrogazione sul collaudo del porto in sede di consiglio comunale, attraverso la lettura di una relazione del responsabile unico del procedimento, assolutamente insoddisfacente e per nulla esaustiva». Tre i punti in cui si articola l’esposto: le sospensioni che “sembrano non rispettate e non motivate”, l’impianto fotovoltaico che doveva essere realizzato per alimentare i servizi del porto e rispetto al riconoscimento di alcuni dei 2.403 giorni di sospensione dei lavori la possibilità che venga riconosciuto il ritardo della ditta che “potrebbe facilmente lievitare fino a 100 giorni e oltre”, dicono e in quel caso al Comune spetterebbero le penali previste dal contratto d’appalto, circa 35.000 euro per ogni giorno. (m.m.)
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