Sicurezza
Retini e fari per le “cee” Multati con 4.000 euro
Nei guai due cecinesi 50enni in azione sul Fine sorpresi dalla polizia provinciale Sequestrate le ripaiole, il novellame di anguilla recuperato ancora vivo
2 MINUTI DI LETTURA
ROSIGNANO. Da 300 fino anche a 500 euro al chilo. C’è un mercato clandestino, perché da vent’anni sono proibite. Eppure, a quanto pare, resta fiorente. È quello delle “cee”, gli avannotti dell’anguilla, che dopo leggi e restrizioni sempre più forte ha subìto una battuta d’arresto, ma evidentemente non è morto. E si è tornati a pescare nei nostri fiumi e sono ripartiti i controlli. Come quello di questi giorni, lungo il fiume Fine, a Rosignano che hanno consentito agli uomini della Polizia Provinciale di Livorno di scoprire un gruppetto di pescatori di frodo intenti a far scorta di “cee” lungo il Fine, approfittando delle buone condizioni atmosferiche e delle correnti.
Risultato, due di loro – cecinesi, 50enni – sono stati sanzionati per pesca di frodo con una multa di 4.000 euro. Insomma, come si dice dalle nostre parti, la pescata “è costata una cea…”. Bene che è stato recuperato il novellame, ancora vivo, e liberato. Sono state poi sequestrate le attrezzature usate per pescare in particolare le “ripaiole”, retini con manico telescopico e maglie finissime, usati per tirare su le piccole anguille. Altri pescatori, all’arrivo della polizia, sono riusciti a dileguarsi. I servizi svolti nelle ore notturne, a cavallo dei mesi di febbraio/marzo, lungo gli argini del Fine anche con l’uso di visori notturni, sono stati realizzati dal comando della Polizia Provinciale di Livorno insieme all’ufficio marittimo locale della Capitaneria di Porto che ha competenza sul demanio. Il contrasto al bracconaggio ittico nelle acque interne rientra in una specifica convenzione tra la Provincia e la Regione Toscana.
La protezione delle anguille è una priorità a livello europeo, perché questi animali che nascono nel Mar dei Sargassi arrivano nei nostri fiumi dopo ben tre anni di arduo viaggio e incontrano – sempre più rispetto al passato – enormi ostacoli per risalire fino ai torrenti
«Nel territorio provinciale – scrive in una nota Palazzo Granducale - continua a persistere il “rito” della pesca e consumo ai fini alimentari dei piccoli nati di anguilla senza considerare il grave rischio che tale attività costituisce per il ciclo vitale dei nostri corsi d’acqua. Proprio per rendere ancora più efficace la lotta al bracconaggio ittico, nel 2016 il legislatore ha introdotto un inasprimento delle violazioni amministrative e nuove ipotesi di reato che, insieme alle altre norme di salvaguardia già in vigore nell’ ordinamento giuridico, oltre a punire chi esercita la pesca e la detenzione,prevede la confisca dei mezzi di trasporto e la conservazione del pescato allo stato morto».
Le attività di contrasto portate avanti dalla Polizia Provinciale continueranno anche nel periodo primaverile ed estivo per la tutela dei piccoli esemplari di orata, spigola e muggine.(a.r.)
Risultato, due di loro – cecinesi, 50enni – sono stati sanzionati per pesca di frodo con una multa di 4.000 euro. Insomma, come si dice dalle nostre parti, la pescata “è costata una cea…”. Bene che è stato recuperato il novellame, ancora vivo, e liberato. Sono state poi sequestrate le attrezzature usate per pescare in particolare le “ripaiole”, retini con manico telescopico e maglie finissime, usati per tirare su le piccole anguille. Altri pescatori, all’arrivo della polizia, sono riusciti a dileguarsi. I servizi svolti nelle ore notturne, a cavallo dei mesi di febbraio/marzo, lungo gli argini del Fine anche con l’uso di visori notturni, sono stati realizzati dal comando della Polizia Provinciale di Livorno insieme all’ufficio marittimo locale della Capitaneria di Porto che ha competenza sul demanio. Il contrasto al bracconaggio ittico nelle acque interne rientra in una specifica convenzione tra la Provincia e la Regione Toscana.
La protezione delle anguille è una priorità a livello europeo, perché questi animali che nascono nel Mar dei Sargassi arrivano nei nostri fiumi dopo ben tre anni di arduo viaggio e incontrano – sempre più rispetto al passato – enormi ostacoli per risalire fino ai torrenti
«Nel territorio provinciale – scrive in una nota Palazzo Granducale - continua a persistere il “rito” della pesca e consumo ai fini alimentari dei piccoli nati di anguilla senza considerare il grave rischio che tale attività costituisce per il ciclo vitale dei nostri corsi d’acqua. Proprio per rendere ancora più efficace la lotta al bracconaggio ittico, nel 2016 il legislatore ha introdotto un inasprimento delle violazioni amministrative e nuove ipotesi di reato che, insieme alle altre norme di salvaguardia già in vigore nell’ ordinamento giuridico, oltre a punire chi esercita la pesca e la detenzione,prevede la confisca dei mezzi di trasporto e la conservazione del pescato allo stato morto».
Le attività di contrasto portate avanti dalla Polizia Provinciale continueranno anche nel periodo primaverile ed estivo per la tutela dei piccoli esemplari di orata, spigola e muggine.(a.r.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
